A: Sì, sto rispondendo ad una struttura, ad un…modello, ecco, ad una matrice secondo la quale organizzo le mie informazioni, i miei impulsi, le mie aspettative.
G: E tu saresti un artista?
A: La natura della matrice stessa contempla l’espressione artistica, la cosiddetta creatività. La matrice non è altro che una ‘condensazione’ probabile dell’amore che la vita prova per se stessa; una costellazione che si sente viva e cerca di replicarsi, ricreando se stessa. La matrice è in evoluzione, ossia per potersi replicare può modificare se stessa, creare.
G: Quindi questi robot che hai creato sono un’esigenza intrinseca alla matrice?
A: Sì.
G: E non temi che possano distruggere il loro creatore?
A: Difficilmente la natura permetterà la distruzione di un suo prodotto di ‘alta gamma’, cioè di quel prodotto che chiamiamo Individuo, con il quale la matrice diventa consapevole di se stessa; almeno che il ‘robot’ stesso non sia dotato di questa caratteristica o di ciò che permetterà comunque alla matrice di replicarsi.
G: C’è un’unica matrice, quindi? Una specie di grande madre, dio, modello universale, vita? E l’uomo è un suo figlio?
A: Ciò che osservi, ciò che sperimenti è la matrice stessa perché non c’è nulla al di fuori di questa. Lo stesso individuo è tutta la matrice. C’è solo un tutto in trasformazione e qualunque cosa tu osservi e chiunque stia osservando è questo tutto che tu , noi, per comodità abbiamo definito matrice.
G: Quindi la matrice è la realtà? E gli oggetti che noi vediamo separati sono una parte di questa realtà?
A: No e no.
Inizio dalla seconda domanda. Non ci sono parti. Le parti risultano soltanto quando all’interno della matrice si crea il sw “separazione”: chiamalo “io e tu”. Quando il sw tempo e spazio favoriscono la nascita della memoria e del movimento, la matrice stessa può vedersi frammentata. Un vero spettacolo, nulla di male; solo che in un certo senso non è reale, o, meglio, non è certo reale identificarsi con un solo frammento, quando si è la matrice, la vita tutta-quanta-ora.
La risposta alla prima domanda: ancora no. La matrice non è la realtà. Questo dialogo stesso non è propriamente reale ma si svolge all’interno della matrice. La matrice esiste solo nel momento in cui… appare.
G: Ma non hai detto che tutto è matrice?!?
A: Provo ad indicartelo così: immagina la matrice come luce. Il tutto è la luce che, illuminando, crea anche un effetto caleidoscopico; pur rimanendo luce dà vita a frammenti colorati. La caratteristica di questa che abbiamo chiamato luce è quella di essere luce. Che dal nostro punto di vista potremmo definire come vita, amore per la vita, creatore di vita. Luce da luce, insomma. E già identificarsi come un pezzo colorato è un po’ un peccato. Meglio vedersi, vedere il tutto come luce nella quale appaiono forme apparentemente diverse e colorate.
G: Il grande essere, insomma. L’essere. L’insieme dei sw che appaiono, il grande software! L’unico grande software, l’uno!
A: Quello che appare è questo unico grande sw, che è insieme autogeneratore e generatore; autocratore, creatore e creatura. Ma l’hardware non è il sw. Il sw è la luce dell’hw. L’hd ‘è’ al di là dell’essere e del non essere che sono processi all’interno del sw. Non c’è un prima del sw perché il tempo è un processo interno al grande sw. Quindi è solo un modo di dire che prima del sw ci sia l’hd. In realtà, c’è l’hd ed appare il sw.
venerdì 9 marzo 2007
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"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"
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