
questi bimbi imprevedibili! come puoi notare, il fatto che abbia voluto intraprendere un blog per 'riempire' le notti lasciate in bianco dai risvegli di A. è bastato per far dormire la piccola tutta la notte :-) ))
ma visto che questa notte mi sono svegliato 'da me', eccoti un nuovo post ( come mi richiedi da molto tempo:-)
ciao e grazie per gli inviti a postare
Mi sveglio di soprassalto da una sorta di incubo.
Vado in salotto, sono le 2.30; ah, che pace…
Musica in cuffie, sul divano, corpo rilassato.
Ascolto le sensazioni fisiche e “mentali” che si presentano.
Noto che non c’è un libero fluire dell’energia, anzi percepisco proprio un blocco, un trattenere, un rifiutarsi da parte del soffio vitale di essere così vitale, libero...
E so che ciò che appare superficialmente è solo la punta di un iceberg non conscio.
Allora prego che emerga ciò che trattiene, che la pentola si scoperchi, che il mio cuore venga purificato.
Ascolto e guardo.
C’è una sensazione di stress che vorrei eliminare.
Respiro; intuisco che potrei seguire questa sensazione spiacevole.
Abbraccio la sensazione, teneramente, e le sorrido.
La respiro e le chiedo da dove venga: è come dare inizio ad un film, nel quale il cervello, il corpo, il passato, le latenze, i desideri sono il telo su cui avviene la proiezione.
E il protagonista? Aspetto fiducioso che si apra una sensazione/immagine/idea/emozione che mi ha causato lo stress.
E sarà il mio primo accompagnatore nel viaggio che dallo stress porta agli altri nervi scoperti.
Ed appare: un fardello, respiro spezzato, spalle ricurve, la memoria del sogno in cui c’è mio padre che fa precipitare l’auto in mare ma che mi indica la salvezza in un finestrino aperto....
Ma chi è che porto su quelle spalle?
È A.? È la famiglia? Il lavoro? L'infanzia?
Da quanto tempo porto con me questo peso?
Che cosa è successo in questi ultimi 6 mesi? In questi lunghi e faticosi 6 mesi?
Mi rilasso, ascolto la musica, seguo il respiro e affido.
Affido all’essere il mio peso.
Ed ecco l'immagine di un primo evento, una discussione avvenuta qualche mese fa: ne seguo le modalità... qual è stato il nocciolo di quella discussione?
Ora il peso è così reale, pesante, che mi sembra impossibile sostenerlo;
no, non ce la faccio, è soffocante, non posso + basarmi sulle mie forze, mi abbandono all’essere, muoio per poter vivere.
L’immagine di una discussione avvenuta qualche mese fa mi apre un'altra strada, un altro percorso neuronale.
Ora sono + in contatto con la sofferenza e con me stesso.
E la mente/corpo si dispone di fronte a me.
Si alzano sensazioni ed emozioni come onde contigue in un mare di coscienza.
Ho la notte a disposizione, sorrido;
ma ecco un’intuizione (mentre vedo che l'intuizione stessa è uno dei tanti semi che stanno fiorendo di fronte a me: accanto a desiderio, avidità, stress, cibo, potere, illuminazione, eccitazione… uno dei tanti circuiti neuronali, una delle possibili strade da percorrere e/o da sciogliere);
l' intuizione sposta l’attenzione dalle percezioni al percettore. Ecco la chiave, lo sento.
Oggetto della percezione e percezione sono interdipendenti (si implicano, si esigono a vicenda, non uno senza l'altro, uno nell'altro l'altro nell'uno).
Quel peso mi rivela chi stia prevalendo come percettore all’interno della coscienza.
Tra i vari semi che appaiono nel giardino della coscienza, anche il percettore è un seme, un seme che rende possibile essere consapevole degli altri semi.
E poi l’attenzione si sposta ancora al fardello: è ancora un peso, ma si delinea meglio, come una pancia, una gravidanza.
Ah, 6 mesi fa l’annuncio di un’altro bimbo e le difficoltà di una gravidanza e i primi 3 anni e la moglie e la vita e la morte.
Vorrei rinunciare alla vita, ne sento tutto il peso in questo momento, emergono tutte le connessioni emotive e cognitive e il mio essere bimbo.
Non resta che piangere?
Che cosa opprime questa nuova venuta? qual era l'aspettativa per me che si scontra con l'arrivo del nuovo pargolo?
Avanti con le immagini, lasciamo senza censura attivarsi le sinapsi e mostrarsi: forse desideravo per me più tempo, libertà, letture, libertà...? no, ancora non ci siamo.
Non siamo arrivati al dunque, mi lascio perdere nella musica.
E che cazzo, zie, nonne, amici: aiutateci un po’…no, quando ho immagini di colpe esterne…lo so che ascolto ancora superficialmente.
Ma poi, come è possibile mettere d'accordo tutto questo con l’amore viscerale per mia figlia? È spontaneo sapere di poter dare la vita per lei…e allora, come conciliare queste opposte sensazioni?
È tutto una difesa: le abitudini e le immagini e le emozioni si sono disposti a noce di cocco per proteggere l’identità di un nucleo, di un blocco che ancora non emerge; anche l’anniversario dell’ictus di mio padre, la rabbia di me bambino per il mio super eroe papà….apporta peso ad un peso già presente...ma, da dove il peso?
Va bene emergete pure trame nervose, a vostra discrezione, solo state tranquille: non sono qui per giudicare, sono qui e basta.
E vorrei abbracciarvi...
oh, ecco uno spiraglio: mentre respiro questo peso, percepisco/so che inferno e paradiso sono 2 facce della stessa medaglia, so che il + bel fiore si nutre di immondizia.
Sono pronto ad accogliere le macerie, gli aspetti fangosi di me : è la stessa argilla con cui creare….
E riecco l’intuizione, non sull’oggetto della percezione ma sul percettore che percepisce l’oggetto in quel modo, un unità inscindibile;
percezione di peso, di intrusione, di gelosia, di mancanza di libertà sono tutt’uno con l’apparire di un punto di vista che prevale e che monopolizza i punti di vista;
gli do anche un nome: narcisismo e ne colgo i ricordi, le pulsioni, le emozioni, le idee, le azioni;
è come un filtro che si è posto sull’apertura della coscienza e ne ha modulato le percezioni; e si è nutrito, espanso….
Quindi di fronte ad un oggetto mentale è apparsa la domanda: chi è che percepisce così?
E forse potrebbe continuare l’investigazione, perché il narcisismo richiama ancora eventi sulla vita e sulla morte, sul padre e il bimbo, su quello che mi hanno trasmesso i miei antenati, sulle aspettative…..
Ma è solo un po’ di fango e ne provo tenerezza: se è emerso, se si è imposto, va bene così;
fratello narcisismo, che mi parli di vita e di morte; fratello, che ti preoccupi per me, che hai scelto e mi hai tenuto in vita; fratello, che ora sei disponibile a farti da parte, a trasformarti,
lo vedi, fratello narciso, che non sei l’origine? vuoi forse riposarti? Vuoi sciogliere la tua apparizione di sogno e lasciare posto alla natura originaria?
Che ne dici, fratello? Ok, liberiamoci, sciogliamoci, e grazie.
Ed emerge ciò che sempre è presente, la natura originaria in cui ogni strada è preservata e non giudicata, in cui ogni elemento ha in sé il suo apparire e il suo scomparire senza opposizione, la natura che tutto permette e che a tutto sorride, la natura che solo esiste;
e così me ne sto un altro po’ sul divano
o, anzi, la mia natura originaria, la natura di amore se ne sta sul divano aperta a se stessa.
ma visto che questa notte mi sono svegliato 'da me', eccoti un nuovo post ( come mi richiedi da molto tempo:-)
ciao e grazie per gli inviti a postare
Mi sveglio di soprassalto da una sorta di incubo.
Vado in salotto, sono le 2.30; ah, che pace…
Musica in cuffie, sul divano, corpo rilassato.
Ascolto le sensazioni fisiche e “mentali” che si presentano.
Noto che non c’è un libero fluire dell’energia, anzi percepisco proprio un blocco, un trattenere, un rifiutarsi da parte del soffio vitale di essere così vitale, libero...
E so che ciò che appare superficialmente è solo la punta di un iceberg non conscio.
Allora prego che emerga ciò che trattiene, che la pentola si scoperchi, che il mio cuore venga purificato.
Ascolto e guardo.
C’è una sensazione di stress che vorrei eliminare.
Respiro; intuisco che potrei seguire questa sensazione spiacevole.
Abbraccio la sensazione, teneramente, e le sorrido.
La respiro e le chiedo da dove venga: è come dare inizio ad un film, nel quale il cervello, il corpo, il passato, le latenze, i desideri sono il telo su cui avviene la proiezione.
E il protagonista? Aspetto fiducioso che si apra una sensazione/immagine/idea/emozione che mi ha causato lo stress.
E sarà il mio primo accompagnatore nel viaggio che dallo stress porta agli altri nervi scoperti.
Ed appare: un fardello, respiro spezzato, spalle ricurve, la memoria del sogno in cui c’è mio padre che fa precipitare l’auto in mare ma che mi indica la salvezza in un finestrino aperto....
Ma chi è che porto su quelle spalle?
È A.? È la famiglia? Il lavoro? L'infanzia?
Da quanto tempo porto con me questo peso?
Che cosa è successo in questi ultimi 6 mesi? In questi lunghi e faticosi 6 mesi?
Mi rilasso, ascolto la musica, seguo il respiro e affido.
Affido all’essere il mio peso.
Ed ecco l'immagine di un primo evento, una discussione avvenuta qualche mese fa: ne seguo le modalità... qual è stato il nocciolo di quella discussione?
Ora il peso è così reale, pesante, che mi sembra impossibile sostenerlo;
no, non ce la faccio, è soffocante, non posso + basarmi sulle mie forze, mi abbandono all’essere, muoio per poter vivere.
L’immagine di una discussione avvenuta qualche mese fa mi apre un'altra strada, un altro percorso neuronale.
Ora sono + in contatto con la sofferenza e con me stesso.
E la mente/corpo si dispone di fronte a me.
Si alzano sensazioni ed emozioni come onde contigue in un mare di coscienza.
Ho la notte a disposizione, sorrido;
ma ecco un’intuizione (mentre vedo che l'intuizione stessa è uno dei tanti semi che stanno fiorendo di fronte a me: accanto a desiderio, avidità, stress, cibo, potere, illuminazione, eccitazione… uno dei tanti circuiti neuronali, una delle possibili strade da percorrere e/o da sciogliere);
l' intuizione sposta l’attenzione dalle percezioni al percettore. Ecco la chiave, lo sento.
Oggetto della percezione e percezione sono interdipendenti (si implicano, si esigono a vicenda, non uno senza l'altro, uno nell'altro l'altro nell'uno).
Quel peso mi rivela chi stia prevalendo come percettore all’interno della coscienza.
Tra i vari semi che appaiono nel giardino della coscienza, anche il percettore è un seme, un seme che rende possibile essere consapevole degli altri semi.
E poi l’attenzione si sposta ancora al fardello: è ancora un peso, ma si delinea meglio, come una pancia, una gravidanza.
Ah, 6 mesi fa l’annuncio di un’altro bimbo e le difficoltà di una gravidanza e i primi 3 anni e la moglie e la vita e la morte.
Vorrei rinunciare alla vita, ne sento tutto il peso in questo momento, emergono tutte le connessioni emotive e cognitive e il mio essere bimbo.
Non resta che piangere?
Che cosa opprime questa nuova venuta? qual era l'aspettativa per me che si scontra con l'arrivo del nuovo pargolo?
Avanti con le immagini, lasciamo senza censura attivarsi le sinapsi e mostrarsi: forse desideravo per me più tempo, libertà, letture, libertà...? no, ancora non ci siamo.
Non siamo arrivati al dunque, mi lascio perdere nella musica.
E che cazzo, zie, nonne, amici: aiutateci un po’…no, quando ho immagini di colpe esterne…lo so che ascolto ancora superficialmente.
Ma poi, come è possibile mettere d'accordo tutto questo con l’amore viscerale per mia figlia? È spontaneo sapere di poter dare la vita per lei…e allora, come conciliare queste opposte sensazioni?
È tutto una difesa: le abitudini e le immagini e le emozioni si sono disposti a noce di cocco per proteggere l’identità di un nucleo, di un blocco che ancora non emerge; anche l’anniversario dell’ictus di mio padre, la rabbia di me bambino per il mio super eroe papà….apporta peso ad un peso già presente...ma, da dove il peso?
Va bene emergete pure trame nervose, a vostra discrezione, solo state tranquille: non sono qui per giudicare, sono qui e basta.
E vorrei abbracciarvi...
oh, ecco uno spiraglio: mentre respiro questo peso, percepisco/so che inferno e paradiso sono 2 facce della stessa medaglia, so che il + bel fiore si nutre di immondizia.
Sono pronto ad accogliere le macerie, gli aspetti fangosi di me : è la stessa argilla con cui creare….
E riecco l’intuizione, non sull’oggetto della percezione ma sul percettore che percepisce l’oggetto in quel modo, un unità inscindibile;
percezione di peso, di intrusione, di gelosia, di mancanza di libertà sono tutt’uno con l’apparire di un punto di vista che prevale e che monopolizza i punti di vista;
gli do anche un nome: narcisismo e ne colgo i ricordi, le pulsioni, le emozioni, le idee, le azioni;
è come un filtro che si è posto sull’apertura della coscienza e ne ha modulato le percezioni; e si è nutrito, espanso….
Quindi di fronte ad un oggetto mentale è apparsa la domanda: chi è che percepisce così?
E forse potrebbe continuare l’investigazione, perché il narcisismo richiama ancora eventi sulla vita e sulla morte, sul padre e il bimbo, su quello che mi hanno trasmesso i miei antenati, sulle aspettative…..
Ma è solo un po’ di fango e ne provo tenerezza: se è emerso, se si è imposto, va bene così;
fratello narcisismo, che mi parli di vita e di morte; fratello, che ti preoccupi per me, che hai scelto e mi hai tenuto in vita; fratello, che ora sei disponibile a farti da parte, a trasformarti,
lo vedi, fratello narciso, che non sei l’origine? vuoi forse riposarti? Vuoi sciogliere la tua apparizione di sogno e lasciare posto alla natura originaria?
Che ne dici, fratello? Ok, liberiamoci, sciogliamoci, e grazie.
Ed emerge ciò che sempre è presente, la natura originaria in cui ogni strada è preservata e non giudicata, in cui ogni elemento ha in sé il suo apparire e il suo scomparire senza opposizione, la natura che tutto permette e che a tutto sorride, la natura che solo esiste;
e così me ne sto un altro po’ sul divano
o, anzi, la mia natura originaria, la natura di amore se ne sta sul divano aperta a se stessa.