venerdì 5 dicembre 2008

CHILLOUT ROOM



Continui a chiedermi ‘Perché’? Perché?
(must be a cause, it must beee
a first and then,
it must beee must be e e e….)
e vuoi trovare una causa, mate.
Ed è lecito
(let it let it
beee bee bee):
hai bisogno degli strumenti per la caccia
(eat, sweetie, we can
eat, eat eat).
And this is power.
Ma quando scopri il modulo neuronale
che sottende la tua domanda
( flash and bone
and code code code)
e scopri che è solo un temporale
(inganno utile
inganno irreale ee eeee)
this is wisdom.
(shh wisdom shh)
(sh sh sh sh)
Allora, mate, ecco un perché:
(uu ai uuuuai uuuuuuai )
perché uccidere un altro uomo?
(bang bang bang )
(man man man)
(do not kill)
(man man man)
le tue temporanee
ed evolute spiegazioni
(bang bang bang)
(do not kill)
(it’s only time time time
aim ai ai ai)
(do not kill kill ki ki ki kiiii)
And this will be compassion.
(chill chill chi chi chiiiii)
compassion
(chill chill chi chi chiiiii)
compassion
(chill chill chi chi chiiiii)

lunedì 24 novembre 2008

caro moralismo

Cara …,
mi scrivi:
Tendo a fare la moralista e me ne dispiace tanto perchè è come negare una parte di sé

Intanto ti ringrazio e mi inchino di fronte alle tue parole…
Poi, così, su 2 piedi mi appaiono 2 meditazioni:

1 Caro moralismo,
di che cosa ti nutri?
Caro moralismo, di che cosa hai bisogno, a che cosa sei attaccato?

inspirando: Seme del moralismo
espirando: Sorrido

2 inspirando:moralismo impermanente
espirando:sorrido

e poi quando questa notte A. mi ha svegliato, ho pensato alle tue parole e mi è venuto da buttare giù 2 righe
(questa premessa per invitare la tua comprensione qualora siano parole un po’ ‘oscure’ :-) )
ecco qui:

Ah, questa consapevolezza, questa sopravvalutazione della coscienza!
Questo inganno biochimico!
D’altra parte quando uno ha prurito, è difficile non grattarsi!
Ecco, dalle mie parti la coscienza potrebbe essere definita come ‘spissa’.
Ma è anche lo strumento che abbiamo….un po’ come se una gabbia potesse rivelarsi anche come una porta verso la libertà.
Inferno e Paradiso, impossibile separarli.
L’Io sono, di cui accennavo nel post precedente, (ovvero: la coscienza di essere, il tutto, la vita….) ha un duplice volto.
Da un lato è, per così dire, la sillaba originaria, il mantra per eccellenza, l’inizio dell’espressione.
Si può sovrapporre ad un’altra domanda: chi sono io?
E’ come se porgendo l’orecchio al respiro, questo si esprimesse così:
inspirando: io
espirando: sono
(ehi , è un invito a provare!)
e lascia con sé un sapore di paradiso…
quando cioè accade la consapevolezza improvvisa ed illuminante che i saggi indiani
riassumerebbero come “io sono Quello” ,
la nostra espressione ed azione sembrano conformarsi ad un contemplativo ‘io sono’,
in cui scompare ogni differenza tra il soggetto e la propria coscienza di essere..
e mentre mi muovo nelle diversità non cedo alla separazione,
ma non appena questo Io sono diventa un mezzo per separare ed identificarmi con gli oggetti della mia attenzione (io sono questo, io sono quest’altro), allora ecco il sapore dell’…inferno!
La coscienza è allora doubleface?
Per comodità diciamo pure così…e sempre ‘per intenderci’ aggiungerei:
Da una parte è contemplazione dell’emergere di Me stesso (quello, tutto, al di là, realtà…metti pure il sinonimo che preferisci),
dall’altra conduce alla separazione, all’inferno.
E sono inseparabili queste due facce!
Quando la consapevolezza sprofonda nella sua natura di ignoranza, ecco il paradiso.
Quando la consapevolezza separa e si identifica, ecco l’inferno.
Che cosa può PRATICAMENTE indicarci quale tipo di consapevolezza stiamo coltivando?
Ad esempio l’attaccamento e il rifiuto, atteggiamenti che sono conseguenza dell’identificarsi con qualche ‘separazione’.
Se separo, cioè se mi identifico con questo oppure con quest’altro…, allora mi attaccherò a tutto ciò che nutra questa identificazione e rifiuterò tutto ciò che la neghi.
Se invece accade di ‘sperimentare’ (passami il termine) che non posso essere né questo né altro, che cosa posso ancora trattenere? Che coso voglio ancora rifiutare?
C’è una simpatica domanda che i saggi tramandano: chi eri prima che i tuoi nonni si incontrassero?

Ed ora mi rivolgo alla tua coscienza:
Tu, che hai creato terremoti e vulcani, forse avevi uno scopo?
Tu, che causi guerre e crociate rivendicando per te il nome di dio,
Tu, che ora ti identifichi con un corpo-mente,
perché non ricordi la tua vera natura che sgorga dall’ignoranza?
Tu, che ti identifichi con una pagina di calendario e mercanteggi la tua natura per una medaglia di riconoscimento,
Tu, abile puttana, che ammali con la tua azione proteiforme,
tieniti pure il mio denaro, il mio riconoscerti nelle manifestazioni,
ma almeno smettila! smettila di addormentarmi,
Tu, ridacchioso giudice, che pretende di dare un senso, che pretende si separare, che pretendi di giudicare,
vedo qual è l’abisso della tua ignoranza;
“non so” , è l’unica risposta che puoi dare.
Cara coscienza, d’ora in poi ho pensato per te un nuovo nome:
scorreggia.

Quando ho fame ed aprendo il frigo scopro che c’è solo marmellata,
so che non posso che mangiare marmellata.
E allora me la gusto.
E rivelandosi come marmellata,
so che c’è il dolce.
La realtà è, nella sua abissale ignoranza;
nella coscienza avverte di essere
-paradiso-
nella coscienza separa ciò che è
-inferno-
Ma inferno e paradiso non sono separati,
nell’inferno vedo il paradiso,
nel paradiso scorgo l’inferno.

Sono vivo,
sorrido alla vita.

PS: ovviamente, sono solo parole..
Se ti invitano a sentirti libera, bene…
Altrimenti ricordati di cestinarle il prima possibile
:-)

giovedì 20 novembre 2008

misura


Sembra strano che proprio a Napoli sia maturato in me il senso della MISURA.
(chissà, forse perché avendo il dente avvelenato nei confronti del moralismo.... in questa terra permissiva mi sono sentito più disponibile...)
Il post precedente "Che cosa appare separato? " può essere letto proprio come una traccia, un resoconto sulla consapevolezza di una possibile moralità, lì dove i processi non appaiono separati dalla loro Intelligenza.
Mi spiego facendo l'esempio di processi che sembrano coinvolgerci di più emotivamente (ma vale per qualsiasi processo biochimico):
sesso, denaro, cibo, successo... sono processi che possono essere vissuti autonomamente, possono essere vissuti come fossero separati da ciò che comportano per me, l'altro, l'ambiente etc etc
Una volta, però, che rimaniamo nella comprensione della non-dualità, della non-separazione, possiamo scoprire un'Intelligenza del sesso, del denaro etc etc
Nel momento in cui accolgo ogni processo nella sua interdipendenza,
vivo quel processo con Intelligenza.
Meditando posso quindi chiedermi:
qual è l'intelligenza del sesso, del denaro, del cibo....?
( e sapendo che l'intelligenza è correlata all'interessere posso chiedermi:
che cosa comporta per me, per la mia famiglia, gli altri, il mio ambiente....)
e sapendo che l'intelligenza è correlata alla gioia
una conseguenza di queste domande potrebbe essere un'altra meditazione: sorrido al sesso, al cibo, al denaro....
Faccio fatica a non banalizzare, per cui rimando alla pratica della meditazione sull'interdipendenza dei fenomeni: l'insistere sulla dimensione dell'unità e dell'interdipendenza degli eventi potrebbe aprire la strada ad intuire l'Intelligenza sulla natura dei processi che ci appaiono separati e a non soffrirne le conseguenze di una loro illusoria prevaricazione nella nostra vita.

Ci può essere una moralità, un senso della misura.
Meditando, gli estremi (da una parte il giudizio moralista, dall'altra il 'tutto è lecito e che sia subito') appaiono illusori, irreali;
meditando, la realtà si rivela nella sua interdipendenza
e la non-separazione ci suggerisce il senso della misura,
ci suggerisce che la nostra felicità è intimamente legata alla Realtà e al suo dharma.

che ce voffa?


ps:
caro sangha,
a volte succede.
a volte i post sono come piccole palle di neve...in discesa e quindi sollevano altra neve fresca...
così ricevo domande e mi sento di girarvele sia per condividere sia perché mi accorgo che nello scrivere rimangono spesso zone d'ombra....

così, a proposito dell'intelligenza e del dharma,
mi viene chiesto se:
"dharma" abbia una validità atemporale..."

adesso rubo 5 minuti al lavoro e rispondo

anche se un pò in fretta e con quel desiderio un pò poco zen di volersi togliere subito un sassolino dalla scarpa invece di ascoltarne le ragioni:
allora, 'dharma' ha una validità atemporale?
certo che no!

attueremmo un'altra separazione, quella tra un piano temporale/quotidiano e uno atemporale in cui pescare delle leggi precostituite: questa si chiama Magia e la lasciamo ai maghi o ai venditori di spiritualità....
dharma è piuttosto un colore di fondo in cui si gioca la partita della nostra creatività....
l'intelligenza è sempre nuova !
la misura non si dà mai una volta per tutte !
per questo ogni tentativo di moralismo o di dispotismo viene a cadere: si nutre di un illusorio passato o di un futuro immaginario e non contempla la realtà presente....
non ammette la trasformazione.
lo stesso concetto di interdipendenza è solo un concetto,
non è -ovviamente- la realtà,
ma mi pare che possa bene indicare una possibile via, un possibile invito a contemplare nella pratica quotidiana l'emergere di una misura.
ehi, per non fraintenderci: dietro queste parole e questi simboli c'è solo biochimica!
non confondiamo il linguaggio con la realtà:
stiamo traducendo in un linguaggio condiviso delle intuizioni...
ma la coscienza è c h i m i c a.
ehi, non lo sapevi che anche buddha era costituito da processi biochimici e sottostava a leggi fisiche?
(e indagare questi processi è il compito di un'altra creatività, quella definita scienza)
Noi ci accontentiamo di sperimentare come la natura propria di quel processo biochimico chiamato buddha sia vuota,
vuota di un sé separato.

martedì 18 novembre 2008

che cosa appare separato?

caro sangha,
sto assaporando l'eco della nostra ultima meditazione (spazzatura e fiore).
Come vi anticipavo sono in uno scenario privilegiato: Castelvolturno (meglio conosciuta per le cronache come la Terra dei Casalesi).
Purtroppo la situazione immondizie è peggiorata: sembra ci sia una cesura tra la provincia di Napoli e quella casertana dove la spazzatura è ancora ammucchiata nelle strade.
Eppure proprio qui ho trovato l'unica struttura sanitaria che utilizzi un protocollo sperimentale con le staminali... ma basta questo ad aiutarmi a scorgere il seme della rinascita?
Me lo chiedo anche dopo aver visto la splendida mostra di Luise Bourgeois a Capodimonte, e ammirando nelle tele del museo i fasti della Napoli borbonica, e poi lasciandomi cullare dal sole e dalla musicalità della lingua, e ancora nel passare tra un anfiteatro romano, una chiesa barocca, il centro direzionale moderno .... impermanenza? trasformazione?
Tutto sembra confermare le parole della signora che fa assistenza in ospedale alla sua mamma anziana: che ce voffà? è una rota...
E sorrido, perché se deve essere una ruota, allora lo sarà anche per la camorra...
Ma questa idea ciclica della vita è ambivalente;
ed ecco un altro regalo di Napoli: la doppiezza.
C'è la Napoli visibile e quella altrettanto estesa ma sotterranea, così come puoi trovare la spiaggia a fianco della fabbrica abbandonata, il genio e la sregolatezza,
la gentilezza e la furbizia, la rassegnazione e la creatività...mmm, quest'ultima coppia mi interessa: non mi rassegno alla rassegnazione...
(rileggendo, mi accorgo che anche la rassegnazione può portare qualche cosa di utile, oggi + che mai: la leggerezza)
Mi traduco così l'ambivalenza: quel ciclo, in base al quale ogni cosa sembra ruotare, mi appare come portatore di sofferenza ma anche di trasformazione...e mi chiedo:
posso vedere quel ciclo in me e me in quel ciclo? nessun ciclo senza di me?
In chat un amico mi dice che 'ci vorrebbe il napalm per questi terroni'...
comprendo anche questa voce, non mi nascondo le sue ragioni
(e sorrido perché se qui minacciassero con il napalm subito risponderebbero: già la tenimmo na palm e pure tante)
(e sorrido perché conoscendo l'amico se fosse qui non andrebbe più via dopo aver assaggiato le sfogliatelle e aver incontrato quelle che mi appaiono come le donne + belle del mondo).
Allora lascio che si sfreghino in me queste domande, che si scontrino promettendo una scintilla...
o forse è un'altra occasione per nutrire in me un seme sfuggente: la pazienza.
La pazienza del tessitore degli arazzi di Louise che vede nei fili separati l'unità della tela?
mmmm... stop, respira!
qui rischiamo di cavarcela con risposte preconfenzionate...
stop, respira!
e adesso che ci penso thay ha scelto proprio napoli per la sua camminata pubblica
e adesso posso camminare
e adesso può rivelarsi la realtà
al di là di ogni rifiuto al di là di ogni attaccamento
stop!
caro sangha,
vi invito in questo momento a respirare con me,
qui


ps ehi, grazie dell'ispirazione (iNspirazione), napoli.
vi lascio qualche traccia della camminata napoletana qui di seguito:


***********

Affermare che esista un individuo separato è follia;
affermare che non esista un individuo è follia.

La realtà si riconosce ora.
La realtà è.

Nell’individuo si conosce.
Chiedersi: ‘e nelle piante?’:
è una domanda inutile,
perché nella realtà lo stesso individuo partecipa delle piante
e nelle piante puoi ritrovare l’individuo.

Ora riconosco la realtà.
La realtà si esprime come Io sono.

Riconoscendosi la realtà vive,
ama essere.
Riconoscendo la vita,
la realtà si esprime come Io amo.
Io amo essere. Io vivo.

Amandosi,
amando essere,
la realtà crea.
La vita crea, si trasforma.
La vita ora si trasforma.
Riconoscendomi vivo,
Io creo.

Riconoscendosi completa,
la vita è felice.
Riconoscendomi vivo e completo,
Io sono felice.

La trasformazione partecipa di tutto.
Anche della separazione.
Separando, mi illudo.
Separando, Io sogno.
Seguendo ciò che credo separato,
Io soffro.

Nella sofferenza, nomino ciò che appare separato.
Avidità? Il profitto appare separato.
Superbia? La riconoscenza appare separata.
Gelosia? l’altro appare separato.
Rabbia? L’io appare separato
Lussuria? Il sesso appare separato
Moralismo? Il giudizio appare separato

Che cosa appare separato in questo momento?


Nella sofferenza vedo l’illusione.
Io mi illudo.

Vedendo l’illusione della separazione,
la realtà si rivela.
Io mi risveglio.

Nutrendo il seme del risveglio,
l’illusione si rivela.
Io sorrido.

Sorridendo,
Io sono in pace.

Nella pace,
Io guarisco.

giovedì 28 agosto 2008

la prima pietra


QUAL E' IL CONCETTO SU CUI FACCIO LEVA IN QUESTO MOMENTO?

questo è un concetto
questo è un legame
lascio andare
posso essere libero


è un pò come quando ho fatto il corso per 'piazzare' assicurazioni e tutto era organizzato per far passare il concetto: 'ricco=felice/povero=dolore + con noi sarai ricco'(il che potrebbe anche andare bene...ricordi che in questo blog l'unica regola è Non giudicare?)
una volta bevuto un concetto... tutto intorno sembra confermarlo
ma non occorre chiamare in causa gli assicuratori, basta osservare la quotidianità:
su quale idea mi baso in questo momento?
mentre provo delle sensazioni (di tristezza, invidia etc etc) posso chiedermi a quale idea, a quale schema si ancorino.
come dicevano i vecchi: A CHI STO VENDENDO L'ANIMA?
se c'è (per intenderci) un' 'energia vitale' in me... questa energia verso dove la sto incanalando?
quale idea funge da magnete?

è un pò la storia della prima pietra:
c'è sì bisogno di automatismo nella vita (meditare di fronte ad un leone sarebbe da ebeti) ma confinare gli automatismi come sostegni per una prospettiva di significato della vita fatta di pura fantasia (v. post Olimpiadi)...!!!!
Senza cercare una causa o un giudizio, diciamo che: spesso ci ritroviamo a costruirci una torre che protegga il nostro senso della vita;
per costruire una torre servono pietre, e le pietre della nostra torre sono fatte di idee:
a volte per smascherare il progetto di fantasia di una torre basta meditare sulla prima pietra:
qual è il fondamento della mia torre di pietra?

il mercato della pietra non soffre di penuria!
quante offerte in giro!
quante prime pietre offriamo noi stessi?

una volta accettata come reale un'idea, ecco che possiamo impiegare il nostro tempo a costruirci sopra una torre e a scartare tutto ciò che non sembra compatibile con la pietra iniziale.

l'offerta si arricchisce: per la torre serve malta etc etc anzi, perché no un bell'arazzo, perché no un bel passato?

ma siamo fortunati.
qui e ora, come cavalieri che difendono la loro regina nella torre di pietra,
possiamo chiederci:
COME STA LA TUA AMATA?
CHI E' LA TUA AMATA?
CHI SONO IO?

ecco il vero amico: quello che mi chiede:
DOV'E' LA PRINCIPESSA PER CUI HAI COSTRUITO LA TORRE?


schemi

QUALE SCHEMA STO PROTEGGENDO?
trovo sia utile questa semplice domanda ogni volta che mi sorprendo a giudicare, a confrontare, a "moralizzare"...
ogni volta che tento di imporre un senso, un significato.
Negare l'utilità (anche biologica) della ricerca di un senso sarebbe altrettanto ridicolo,
ma di fronte al nostro concepire significati, al nostro tentativo quotidiano di imporre schemi...
una risata grassa ci vuole

quale abitudine sto proteggendo?
quale schema neuronale mi sta schiavizzando?

ps: in presenza di schemi, vale sempre il detto: 'meglio liberi che mal accompagnati'

martedì 26 agosto 2008

olimpiadi


IL MATTINO SEGUENTE LE OLIMPIADI DI PECHINO

Immagina un po’:
Ti sei preparato per le olimpiadi; anni e anni di fatiche ed ora sei lì, pronto, con i tuoi guantoni rossi. Fai il tuo ingresso nel ring, mordi il paradenti e attendi,
ma il tuo avversario ancora non si presenta.
E’ una vita che ti alleni.
Salti, ti tieni caldo, ripassi la tua sequenza di pugni preferita, ricordi gli allenamenti,
le raccomandazioni, gli incitamenti e sudi.
E il tuo avversario ancora non si presenta.
E passano le ore. Sei preso dalla frustrazione. Passano i giorni. Mesi.
Sensazione di frustrazione e rabbia.
Così accade con l’io:
voler combattere qualche cosa che non esiste
non può che generare frustrazione e rabbia.


Eppure anche dire che l’io non esiste è un’idea…
Abbiamo la percezione di qualche cosa che poi chiamiamo Io:
che cos’è quella cosa che etichettiamo come io?
A chi appare l’io? Alla memoria.
Potremmo per comodità definire l’io come IL PASSATO.
È stato fatta + volte questa affermazione …ma va indagata e compresa nella sua profondità.

AL MOMENTO PRESENTE, QUI E ORA, NON PUO’ ESISTERE UN IO.

Ci stiamo a fatica risvegliando dopo che abbiamo trascorso le prime ore della notte a rivedere le gare olimpiche: cerco di andare al sodo evocando delle immagini e richiamando la tua intuizione…(così facciamo presto colazione).
Se immaginiamo la vita infinita come un film, possiamo etichettare come Io la selezione di un fotogramma. Una foto. Una selezione.
Ma chi ha fatto la scelta? E’ l’ ‘io’ il regista? No, un’altra selezione, altre foto.
Allora: viene selezionata all’interno del film una foto e la chiamiamo Io, ma quella foto riguarda il passato. Può forse esistere una foto del presente o del futuro? No.
Nel momento in cui hai scattato la foto … quella foto riguarda il passato.
Ci sono una serie di cause e concause che determinano eventi e viene scelto un determinato risultato che scambiamo con l’Io.
Allora potresti chiedere: ma chi è che fa la foto? Chi è che preferisce e che seleziona una particolare foto? L’Io?
No. Ancora una serie di foto, di concause.
Non esiste l’Io, ma una serie di foto.
E, comunque sia, ogni concausa, ogni foto osservata è già passato.
(no, non è il caso di introdurre un’indagine sulla foto Tempo… magari approfondiamo verso pranzo…)
Mentre prendi il miele, ti porgo un’intuizione: possiamo avvicinarci alla definizione di realtà indicandola come Apertura massima. Il contrario di una foto operata con fantasia potrebbe essere l’abisso delle possibilità infinite.
Adesso finisco, ma ti lascio con un invito su cui possiamo meditare:
il corollario a quanto detto sembrerebbe un’atteggiamento di FIDUCIA massima nella Realtà presente.
Che cosa è una foto? Un dare confini. Cerco di separare all’ ‘interno’di questo magma infinito una ‘cosa’ attraverso un confinamento. E questo è più che lecito!
‘Ogni cosa’ per poter “funzionare” deve essere protetta, deve avere dei confini, cioè ha bisogno al suo interno di una logica, di presupposti, di un metodo, di una disciplina… e tutto ciò sottende la ‘presenza’ di confini.
Quello che voglio invece sottolineare è il fatto che Puoi permetterti di avviare un funzionamento all’interno dell’infinito magma, cioè puoi confinare, senza dover star male come conseguenza del legame fantasioso con questo confine.
Ciò che mi sta a cuore è il problema della sofferenza: il confinare può essere visto come una delle possibilità infinite all’interno di un presente illimitato; insomma, è solo una scelta funzionale.
Adesso vorrei mettere qualche cosa sotto i denti. Riprenderemo magari + avanti. Come dici?
Possibili implicazioni? Certo, “infinite” ;-) dici che intuisci potrebbe essere uno spunto semplice per riconsiderare il rapporto oriente/occidente, scienza/spiritualità relativismo/… e altre pseudo opposizioni?
Sì, ma ripeto, ciò che mi sta a cuore è la possibilità di alleviare la sofferenza ed è su questo che mi soffermerei a meditare.
Innanzitutto sulla morte, caro amico: legarsi ad una foto sbiadita o contemplare la trasformazione in un film infinito?

venerdì 11 aprile 2008

felicità qui e ora


ho atteso un pò di giorni prima di annotare questo sogno per una sorta di pudore... se è vero infatti che le parole e i simboli possono avere l'effetto potente di una modificazione biochimica, le stesse parole a volte possono percorrere dei circuiti neuronali diversi dall'intenzione di chi le esprime.
un pò come la famosa storiella di chi porta la sua attenzione al dito che indica la luna invece che a ciò che viene indicato: questo non solo non permette di vedere la luna, ma nemmeno di vedere la verità dello stesso dito!
poi ho deciso di avere fiducia nell'intuizione e in chi potrebbe leggere queste note.
ecco il sogno:
"ho un tumore alla gola_
mi attivo per sapere quante possibilità ho di guarire _
mi attivo per intraprendere una cura_
quello che mi colpisce è lo stato di felicità che non viene mai meno....
come uno sfondo reale su cui , serenamente, agisco"
mi sono risvegliato con il sorriso,
annotandomi: non ho bisogno di essere sano per essere felice.

mercoledì 5 marzo 2008

carattere


caro d.,
mi chiedi che carattere abbia mia figlia a..
Ti invito a non scambiare il mio 'imbarazzo' nel risponderti per un eccesso di precisioni verbali o di presupposti teoretici o maleducazione o altro. No.
E' molto più semplice e terra terra quello che sento.
Mentre passeggiavo e respiravo, ecco come mi è venuta una possibile risposta:
NON E' POSSIBILE FOTOGRAFARE LA VITA.
Non è che non si deve... è proprio che NON E' POSSIBILE GIUDICARE.
Non è possibile separare. Non è possibile fotografare la vita.

venerdì 29 febbraio 2008

sogno

"ho sognato Thay
e c'era una persona che gli puntava un'arma di fronte
e nel sogno mi immedesimavo in Thay
e guardavo chi mi stava di fronte con la pistola puntata
ed ero Presente
ed ero Concentrato:
sorridevo teneramente."

ancora in dormiveglia mi sono sorpreso come non vi fosse
la minima paura di fronte ad un'arma puntata:
ciò che era presente era solo Compassione
sguardo che esprimeva un abbraccio tenero.

martedì 12 febbraio 2008

vita vera


Caro sangha,
come state?
L’onda lunga della condivisione continua in me il suo corso...
così vorrei aprire a voi gli effetti conseguenti alla nostra meditazione sulla morte.
Si dice che, apprestandosi ad entrare in scena, un attore attenda il lampeggiare di una lampadina rossa. L'attore quindi, prima di varcare la soglia del palco, è attento a quel segnale luminoso.
Qualche cosa di simile intravedo in me.
Di fronte al decomporsi del corpo, di fronte all'impermanenza della mente, sembra vi sia una lucetta rossa che voglia "resistere": un qualche cosa che sembra non volersi rassegnare alla morte.
Ho deciso di riconoscere questa lucetta, questa voce e darle ascolto.
In un’altra occasione, in modo più disteso, metterò nero su bianco la 'trascrizione' di questa conversazione intrattenuta con la lucetta.
Ora, ciò che mi pare degno di condivisione è questo:
quella lucetta apparentemente indomabile ha una richiesta profonda.
A dirla tutta... di fronte al 'mio' interrogatorio, il suo primo sussurro è stato quello di riconoscersi come un istinto al movimento. Infatti solo nel movimento, nel dar movimento, nell'animare, sembrava soddisfatta.
In realtà (tralascio il percorso attraverso cui siamo arrivati a ciò...) la voce naturale e + profonda di quella presenza, di quella lucetta è un desiderio: il desiderio di vita (volevo scrivere "non morire" ma non sarebbe corretto).
L'istinto (o pulsione...), il software basilare che caratterizza quella lucetta rossa è il desiderio di vita.
Riprenderò il filo del discorso (anzi, dell'ascolto) e interrogherò ancora quella voce, cercando di porla di fronte ad un interrogativo: quale vita può soddisfare la tua sete di vita?
Dove o come si dà Vita vera, Vita piena, Vita vivente, Vita beata?
Questa domanda può essere un buon finale di puntata.
E, perché no, un possibile mantra o indicazione/invito a discernere e ascoltare.
Desidero la vita: dove sei Vita vera? Come ti riconosco?
Inspirando, riconosco il desiderio di vita. Espirando, sorrido.Inspirando, riconosco la Vita Vera. Espirando, sorrido alla Vita Vera.

venerdì 8 febbraio 2008

eclissi

0- Antefatto:
“non so se l’ho sognato oppure immaginato. Il mio cervello.
Come fosse una casa a 3 piani.

Nello scantinato la famiglia. La gioia dei figli. Gli istinti come radici vive che vogliono completarsi.
Poi il tronco centrale, inarcato verso l’esterno. Il lavoro. Il comunicare. Il trafficare. Il relazionare. L’intrecciare.
E infine le foglie. La meditazione. Il respiro. La tranquillità dello spirito.
(ricordo i colori: radici-famiglia-sangue: rosso/marrone; secondo piano: colore che dal marrone va al rosa, colore delle mani, dita intrecciate; in alto colore celeste, grigio trasparente)”

Così scrivevo un po’ di tempo fa.
E ieri mi sono sorpreso a ricordare questa immagine e a chiedermi se questi tre piani non fossero altro che l’espressione (trasformazione?) dell’energia sessuale, dell’avidità e della superbia in me/noi.

Ma poi ho compreso che non era questo l’importante.
E’ importante comprendere + profondamente le emozioni, i concetti, le immagini che ci si presentano; allora ti invito a fare lo stesso:

1. rilassiamoci per permettere di riconoscere ciò che è presente senza distrazioni.
con gli occhi chiusi, seguo il respiro
e resto un po’ in sua compagnia, sentendo l’inspiro e poi l’espiro
poi mentre inspiro visualizzo/sento una parte del corpo ed espirando le permetto di rilassarsi
così finché ho la percezione che tutto il corpo sia sereno e a proprio agio

2 ascolto /guardo ciò che mi si presenta come importante in questo momento: una sensazione, un’idea, un’immagine…
consapevole dell’inspiro e dell’espiro, pongo attenzione a quella voce, immagine o evento o serie di eventi che l’ha provocato
ad esempio mi si rivela come importante una situazione in cui mi sono sentito depresso, oppure ero contento perché ho provato un senso di prestigio, oppure sento presenti delle parole di qualcuno e provo rabbia, gelosia, invidia o gioia..

3 provo a dare un nome a questa ‘immagine’, glielo chiedo e con il respiro la saluto
es. ah, “voglio essere il migliore” / ah, “dubbio”/ ah, “invidia”/…. So che sei qui!
e respirando mi concentro su questa idea, sensazione, immagine, film e le permetto di presentarsi (così come è, oppure con la sua storia….)

4 CHI E’ CHE SENTE/IMMAGINA TUTTO QUESTO?

5 visualizzo il cervello:
respiro e cerco di visualizzare il cervello e riconosco che in qualche pezzo di carne del cervello, in qualche sinapsi si è attivata questa sensazione, quell’idea…

6 guardo ancora quell’immagine:
nasce dal cervello

7 MA:
a sua volta il cervello nasce e si modifica con il DNA e con l’ambiente
visualizzo allora la storia del dna, il passaggio che porta alla nascita del cervello;
visualizzo le parole di mia madre, il nome che è stato dato, gli insegnamenti….i concetti con cui il cervello si è modificato

8 CHI E’ CHE STA GUARDANDO TUTTO QUESTO?

9 lo stesso sguardo, il punto di osservazione di quell’immagine è a sua volta possibile perché c’è un cervello, un dna, una storia, un corpo, un ambiente…

10 non è possibile distinguere una cosa senza tutte le altre.
L’essere coscienti di quella immagine, l’attenzione a quell’idea, l’osservazione…questa coscienza è dello stesso materiale dell’ambiente che mi circonda, delle parole di mia madre che hanno plasmato le connessioni cerebrali, del dna di mio nonno, del rettile da cui è “passato” il dna, dai cartoni animati che guardavo da piccolo…

11 IL PROGRAMMA E’ UNIVERSALE
la mente è universale
IO SONO TUTTO

12in determinate condizioni (tot calore tot proteine tot sangue etc etc) all’interno del programma universale (anima universale, coscienza universale….) accade un programma che conosce tutto questo e si autodefinisce io

13 il programma io arriva a conoscere di essere tutto

14 MA adesso, adesso, dimmi, dimmi la cosa + importante:
tutto questo che hai descritto, tutti i concetti, le sensazioni, le immagini, la sofferenza, non sono forse tutti basati su quel momento in cui il dna, l’ambiente, il corpo….. hanno detto IO?
Non è allora solo da quando dico IO che puoi sapere anche di essere “io sono tutto”, dna, ambiente, cervello etc etc ?

15 tutti i concetti poggiano sul concetto IO SONO.
se non ci fosse “io”, potrei dire paura, speranza, mondo, dio, coscienza, dna, tutto, niente, comprensione, dolore, essere, non –essere…?


16 MA: ‘PRIMA’ DELL’IO SONO, CHI SEI TU IN REALTA’?
può esserci risposta prima dell’io?
PRIMA DI NASCERE, CHI SEI IN REALTA’?
PRIMA DI ESSERE CONCEPITO, CHI SEI IN REALTA’?
PRIMA CHE I TUOI GENITORI SI CONOSCESSERO,
CHI SEI IN REALTA’?

17 come rotolando un tappeto, ripiego la storia, lo spazio, i concetti…
come un nastro riavvolgo e torno all’origine

18 idee, sensazioni, concetti ( io, ambiente, cervello, dna, ambiente, spazio, storia, tutto, universo…) nascono e muoiono; lascio che vadano.
chi sono in realtà?

È luna piena.
Un po’ come la mente, questa luna…
con le sue fasi, i suoi alti e bassi, la sua ignoranza.
Addirittura questa luna piena sembra eclissare il sole.

Essere o non essere? Si chiede la mente.
Mi gonfio o non mi gonfio? Si chiede la luna.

E se le domande della luna mi sembrano una puttanata,
perché considerare importanti quelle della mente?

lunedì 4 febbraio 2008

citazione vitale

Avrei voluto intitolare il post 'citazione settimanale'; poi, mi sono detto che una citazione del genere quanto meno andava ruminata settimanalmente, mensilmente. citazione annuale? no, citazione vitale. Eccola:
"la sofferenza non è un fatto personale"

martedì 29 gennaio 2008

alle figlie


"che a. e a. quando compiranno 18 anni

-o ancora prima se lo vorranno...-

possano uscire di casa e dimenticarsi dei loro genitori"

questa preghiera è detta in consapevolezza e amore:
quando tocchi la vita, tutta la vita è lì
Come genitore, la mia cura per i figli è permettere loro di toccare la Vita:
una volta gustato il pranzo, che importa sostare alle indicazioni "ristorante"?

ogni volta che a. e.a. toccheranno la vita, tutto sarà presente in quel momento:
avi, discendenti, amici...

vivete, a. e a., vivete la Vita Viva

martedì 15 gennaio 2008

vita viva


Caro amico L.,
ieri ci interrogavamo su alcuni comportamenti che accadono durante il lavoro, nonché alcune motivazioni che portano alla scelta di determinati lavori.
Perché ci stavamo interrogando su questo?
Perché gli atteggiamenti che stavamo prendendo in considerazione possono portare ad un risultato non salutare per il lavoro e per noi stessi ed inoltre sembra siano attuati in modo inconsapevole.
Grazie alla tua cultura medica, mi hai quindi invitato a considerare le possibili variabili biochimiche da cui traggono origine simili comportamenti, ed in particolare ci siamo soffermati sull’implicazione della ‘ricerca di adrenalina’ e sul ciclo del cortisolo; poi abbiamo accennato ad altre variabili ormonali (dopamina...), tanto che abbiamo denominato la chat su cui discutevamo come “ormoni” (ed era emerso l’ etimo greco di ormone, da ormé, mettere in movimento).
Se gli atteggiamenti/comportamenti presi in esame fossero causati da un possibile squilibrio nella produzione ormonale? ci siamo chiesti. E poi: che fare, allora?
Per rispondere a questa domanda (sul fare), le nostre strade si sono “divaricate”.
La tua proposta mi sembra possa essere riassunta come il prendere atto che ‘a me va bene’ ci sia questo ‘bisogno ormonale’ e sulla possibilità di ‘incanalarlo’ per dargli un indirizzo ‘piacevole’ e nello stesso tempo non farlo diminuire: ad esempio, ho bisogno di adrenalina e voglio gustarmi la sensazione che mi provoca (passiamo sopra alle inesattezze tecniche…) giocando a scacchi o, ancora meglio, a poker …
Da parte mia intuisco un’altra possibilità, come l’eco della parola soluzione fa intuire: nella direzione dello ‘sciogliere’, appunto.
L’eccitazione che tu vorresti incanalare mi richiama questa immagine: quella di un tale che si è smarrito nel deserto, tutto accaldato e affannato, a cui appare un’oasi ed eccitato segue il suo miraggio; ma se contrapponessi al ‘sentirsi eccitati’ una possibilità diversa, diciamo quella di provare ‘gioia’, la gioia nel gustarsi un’ acqua rinfrescante, sembrerebbe un po’ arrogante e mi replicheresti che anche la mia ‘gioia’ è un’illusione.
Allora quello che come amico ti propongo è di prenderci del tempo, pazienti, per valutare meglio le opzioni a disposizione, per riconoscere ciò che veramente è fresco e dissetante.
La vita è bella perché varia, si dice; come amico, non mi sento però esente dal metterti in guardia, anzi, di più, nel condividere altre possibilità.
Ecco quindi quello che troverai qui allegato: una possibile Pratica di meditazione o attenzione, se preferisci, che ci permetta di discriminare e ascoltare le nostre opzioni.
Con queste istruzioni per l’uso: la ‘tecnica’ esposta è una ‘tecnica’ della tradizione zen, basata sulla ‘presenza mentale’, ossia sulla capacità di testimoniare quello che accade nel momento presente. Perché sia possibile essere presenti (e non farsi ‘trasportare’ da qualche miraggio), lo zen ha elaborato delle ‘pratiche’ centrate sulla respirazione.
La respirazione è come uno strumento che ci aiuta ad essere presenti con quello che accade.
Il presupposto è che una volta che attiviamo la consapevolezza, questa si comporti come un’energia (passami il termine, puoi usare ‘attività’ o come meglio credi) e ne inneschi un’altra, l’energia della concentrazione, a cui ne segue ancora un’altra: l’energia dell’intuizione, della comprensione.
(E che cosa si intuisce, più precisamente? Beh, me lo dirai tu, se vorrai provare e condividere.)
Queste ‘energie’ prodotte con la pratica si prendono cura delle energie ‘parassite’ che ostacolano la comprensione della realtà.
Mentre respiriamo, quindi, agiamo come una mamma che si prende cura delle proprie figlie, le sorelline ansia, rabbia, dolore etc etc calmandole e sciogliendole.
Si parte quindi da un primo esercizio di base che è quello di rimanere semplicemente consapevoli dell’inspiro e dell’espiro, null’altro.
Di solito, a questo esercizio di base, si aggiungono solitamente la consapevolezza basata sul corpo, sulle sensazioni ed emozioni, sulla mente; senza distinzione tra un soggetto meditante ed un oggetto di meditazione -ma questo potrebbe essere uno spunto per una conversazione ulteriore-.
Quella che segue, invece, dopo il primo punto che ripropone l’attenzione sull’inspirazione e sulla espirazione prosegue come una possibile traccia alternativa, anzi, riporta proprio il resoconto di come spontaneamente mi sono ritrovato a porre attenzione sul problema che avevamo affrontato.
Quindi te lo allego, perché se praticato forse anche tu puoi cogliere degli spunti utili o quantomeno alternativi ;-).
Ogni punto è diviso in due affermazioni; sotto ogni affermazione in grassetto c’è un riassunto delle affermazioni che può essere usato come ‘nota mentale’, ‘nota di accompagnamento’ mentre siamo consapevoli del respiro.
Così ad es. seguendo la frase numero 15 mentre inspiro pongo l’attenzione sul fatto che esiste un ciclo del cortisolo e mentre espiro sorrido.
Per ogni punto, se puoi e se vuoi, concediti una quindicina di respiri (insp/exp) o anche più se il punto ti sembra importante.
Spero a breve di allegarti un mp3 e un video per agevolarti (ma puoi sempre praticare il sabato mattina con degli amici, sei invitato!).
Mi piacerebbe chiamarla Mucca questa pratica, così quando parleremo di Mucca sapremo a che cosa stiamo facendo riferimento.
Perché Mucca? Ma perché mentre scrivo mi viene in mente la storiella del contadino che corre affannato qua e là alla ricerca della sua mucca davanti ad un sereno buddha che esprime ai suoi discepoli la fortuna per non avere una mucca a cui correre dietro.
Ciao! che possa accadere la Vita piena, la Vita viva,


1.
Inspirando, sono consapevole del mio inspiro.
In

Espirando, sono consapevole del mio espiro.
Ex

2.
Inspirando, sono vivo
Sono vivo

Espirando, sorrido alla vita.
Sorrido alla vita

3.
Insp. sono consapevole che il passato non è me
Passato non è me

Exp. sono consapevole che non c’è un sé a cui appartenga il passato
Passato non appartiene ad un sé

4.
Insp. sono consapevole che il presente non è me
Presente non è me

Exp. sono consapevole che non c’è un sé a cui appartenga il presente
Presente non appartiene ad un sé


5.
Insp. sono consapevole che il futuro non è me
Futuro non è me

Exp. sono consapevole che non c’è un sé a cui appartenga il futuro
Futuro non appartiene ad un sé


6.
Insp. sono consapevole di essere vita senza confini
Vita senza confini

Exp. sono consapevole di non essere mai nato né morto
Mai nato mai morto


7.
Insp. sono consapevole che il corpo non è me.
Corpo non è me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da questo corpo.
Non sono limitato


8.
Insp. sono consapevole che le sensazioni non sono me.
sensazioni non sono me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da queste sensazioni.
Non sono limitato


9.
Insp. sono consapevole che le emozioni non sono me.
Emozioni non sono me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da queste emozioni.
Non sono limitato


10.
Insp. sono consapevole che le percezioni non sono me.
Percezioni non sono me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da queste percezioni.
Non sono limitato


11.
Insp. sono consapevole che i pensieri non sono me.
Pensieri non sono me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da questi pensieri.
Non sono limitato


12.
Insp. sono consapevole che la coscienza non è me.
Coscienza non è me.

Exp. sono consapevole che non sono limitato da questa coscienza.
Non sono limitato

13.
Insp. riconosco una sensazione di stress
Riconosco lo stress

Exp. sorrido alla sensazione di stress
sorrido


14.
Insp. sono consapevole delle conseguenze dello stress
Conseguenze dello stress

Exp. lascio andare
Lascio andare


15.
Insp. riconosco la produzione, la persistenza, l’estinzione del cortisolo.
Ciclo del cortisolo

Exp. sorrido al ciclo del cortisolo
Sorrido


16.
Insp. riconosco lo stimolo dell’adrenalina.
Adrenalina

Exp. sorrido allo stimolo dell’adrenalina.
Sorrido


17.
Insp. sono consapevole della vacuità.
Vuoto

Exp. sono consapevole della pienezza.
Pieno


18.
Insp. sono consapevole della vita senza confini
Vita senza confini

Exp. sono consapevole che non sono limitato da alcun bisogno
Nessun bisogno


19.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di portare un peso per sentirsi vivi.
Non c’è bisogno di un peso

Exp. lascio andare
Lascio andare


20.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di rincorrere per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di rincorrere

Exp lascio andare
Lascio andare


21.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di soffrire per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di soffrire

Exp lascio andare
Lascio andare


22.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di morire per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di morire

Exp lascio andare
Lascio andare


23.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di cercare la strada più difficile per sentirsi vivi
Non c’è bisogno della strada più difficile

Exp lascio andare
Lascio andare


24.
Insp. riconosco che non c’è bisogno della perfezione per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di perfezione

Exp lascio andare
Lascio andare


25.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di essere il migliore per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di essere il migliore

Exp lascio andare
Lascio andare



26.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di compiacere qualcuno per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di compiacere

Exp lascio andare
Lascio andare


28.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di attaccarsi a qualche cosa per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di attaccamento

Exp lascio andare
Lascio andare


27.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di sforzarsi per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di sforzo

Exp lascio andare
Lascio andare


28.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di forza per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di forza

Exp lascio andare
Lascio andare

29.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di fretta per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di fretta

Exp lascio andare
Lascio andare

30.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di eccitazione per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di eccitazione

Exp lascio andare
Lascio andare

31.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di cercare il piacere per sentirsi vivi
Non c’è bisogno del piacere

Exp lascio andare
Lascio andare


32.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di rifiutare il dolore per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di rifiutare

Exp lascio andare
Lascio andare


33.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di trattenere per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di trattenere

Exp lascio andare
Lascio andare


34.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di giudicare per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di giudicare

Exp lascio andare
Lascio andare


35.
Insp. riconosco la gioia del lasciar andare i bisogni
Lasciar andare bisogni

Exp provo gioia
gioia


36.
Insp. riconosco la libertà dai bisogni
Libertà dai bisogni

Exp sono in pace
Pace


37.
Insp. sento una sensazione neutra
Sensazione neutra

Exp sorrido
Sorrido


38.
Insp. sono vivo
Sono vivo

Exp sorrido alla vita
Sorrido alla vita

PS Sembrerebbe un po’ impegnativo praticare tutte le affermazioni in un’unica sessione! C’è anche la possibilità di suddividere in sezioni la meditazione e/o praticare solo quelle affermazioni a cui ci sembra più urgente dare ascolto (dopo essere rimasti per un po’ consapevoli dell’inspiro e dell’espiro –frase n.1-).
Inoltre può diventare uno spunto di osservazione nella vita quotidiana, là dove sorprendiamo noi stessi (o altri) a porre delle condizioni alla nostra possibilità di sentirci pienamente vivi.
*Quale ostacolo sto frapponendo tra me e la vita piena?
*Che condizioni sto ponendo ora perché la vita piena si realizzi?
Così possiamo ‘respirare’ subito queste affermazioni /azioni limitanti e di cui siamo diventati consapevoli e lasciare che si sciolgano comprendendo la loro natura impermanente e limitante e permetterci di vivere pienamente. Oppure possiamo annotarcele così da includerle nella nostra meditazione quotidiana. Ecco per esempio delle nuove affermazioni così come sono emerse nella mia esperienza di ieri:

-
Insp. riconosco che non c’è bisogno di essere furbo per sentirsi vivi
Non c’è bisogno della furbizia

Exp lascio andare
Lascio andare


-
Insp. riconosco che non c’è bisogno di avere dubbi per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di dubitare

Exp lascio andare
Lascio andare

-
Insp. riconosco che non c’è bisogno di rimorsi per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di rimorsi

Exp lascio andare
Lascio andare

-
Insp. riconosco che non c’è bisogno di aspettative per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di aspettative

Exp lascio andare
Lascio andare


-.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di sentirsi in colpa per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa

Exp lascio andare
Lascio andare


-.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di porre condizioni per sentirsi vivi
Non c’è bisogno di porre condizioni

Exp lascio andare
Lascio andare


-.
Insp. riconosco che non c’è bisogno di controllo per sentirsi vivi
Non c’è bisogno del controllo

Exp lascio andare
Lascio andare

venerdì 4 gennaio 2008

jazz meditation


te lo immagini un diario sostituito da un'agenda? questo blog non è un insieme di post obbligati da una scadenza ma un gioco le cui regole e tempi sono dettate dall' "anima". Poiché ti lamenti ( tu che comunque fai parte della 'mia' anima) che in alcuni periodi i post sono rari, ecco un compromesso (visto che nessun post si impone): ti posto una pagina di diario (di qualche anno fa? ma qual è la scala temporale dell'anima ?). ciao.



Jazz meditation

* nero bianco e un’altra ottava
quando thelonius pigia i neuroni
una sfilata di luci come
in un flipper corticale e tutto
là fuori è tutto qui dentro.

*ancora all’origine: le immagini
che appaiono anche si dissolvono.
l’utilità? ma nemmeno la causa:
solo Qui e Ora è il sax di sonny

*la nota primordiale nella tromba
di louis: Om and jazz, let it play,
aum: that touch is the universe
il sapore del desiderio un suono
la morte un intervallo eppure è questo
il sorriso: lo strumento nella custodia.

*ok big band, let’s jazz the big bang

ruminatio settimanale

"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"