martedì 26 agosto 2008

olimpiadi


IL MATTINO SEGUENTE LE OLIMPIADI DI PECHINO

Immagina un po’:
Ti sei preparato per le olimpiadi; anni e anni di fatiche ed ora sei lì, pronto, con i tuoi guantoni rossi. Fai il tuo ingresso nel ring, mordi il paradenti e attendi,
ma il tuo avversario ancora non si presenta.
E’ una vita che ti alleni.
Salti, ti tieni caldo, ripassi la tua sequenza di pugni preferita, ricordi gli allenamenti,
le raccomandazioni, gli incitamenti e sudi.
E il tuo avversario ancora non si presenta.
E passano le ore. Sei preso dalla frustrazione. Passano i giorni. Mesi.
Sensazione di frustrazione e rabbia.
Così accade con l’io:
voler combattere qualche cosa che non esiste
non può che generare frustrazione e rabbia.


Eppure anche dire che l’io non esiste è un’idea…
Abbiamo la percezione di qualche cosa che poi chiamiamo Io:
che cos’è quella cosa che etichettiamo come io?
A chi appare l’io? Alla memoria.
Potremmo per comodità definire l’io come IL PASSATO.
È stato fatta + volte questa affermazione …ma va indagata e compresa nella sua profondità.

AL MOMENTO PRESENTE, QUI E ORA, NON PUO’ ESISTERE UN IO.

Ci stiamo a fatica risvegliando dopo che abbiamo trascorso le prime ore della notte a rivedere le gare olimpiche: cerco di andare al sodo evocando delle immagini e richiamando la tua intuizione…(così facciamo presto colazione).
Se immaginiamo la vita infinita come un film, possiamo etichettare come Io la selezione di un fotogramma. Una foto. Una selezione.
Ma chi ha fatto la scelta? E’ l’ ‘io’ il regista? No, un’altra selezione, altre foto.
Allora: viene selezionata all’interno del film una foto e la chiamiamo Io, ma quella foto riguarda il passato. Può forse esistere una foto del presente o del futuro? No.
Nel momento in cui hai scattato la foto … quella foto riguarda il passato.
Ci sono una serie di cause e concause che determinano eventi e viene scelto un determinato risultato che scambiamo con l’Io.
Allora potresti chiedere: ma chi è che fa la foto? Chi è che preferisce e che seleziona una particolare foto? L’Io?
No. Ancora una serie di foto, di concause.
Non esiste l’Io, ma una serie di foto.
E, comunque sia, ogni concausa, ogni foto osservata è già passato.
(no, non è il caso di introdurre un’indagine sulla foto Tempo… magari approfondiamo verso pranzo…)
Mentre prendi il miele, ti porgo un’intuizione: possiamo avvicinarci alla definizione di realtà indicandola come Apertura massima. Il contrario di una foto operata con fantasia potrebbe essere l’abisso delle possibilità infinite.
Adesso finisco, ma ti lascio con un invito su cui possiamo meditare:
il corollario a quanto detto sembrerebbe un’atteggiamento di FIDUCIA massima nella Realtà presente.
Che cosa è una foto? Un dare confini. Cerco di separare all’ ‘interno’di questo magma infinito una ‘cosa’ attraverso un confinamento. E questo è più che lecito!
‘Ogni cosa’ per poter “funzionare” deve essere protetta, deve avere dei confini, cioè ha bisogno al suo interno di una logica, di presupposti, di un metodo, di una disciplina… e tutto ciò sottende la ‘presenza’ di confini.
Quello che voglio invece sottolineare è il fatto che Puoi permetterti di avviare un funzionamento all’interno dell’infinito magma, cioè puoi confinare, senza dover star male come conseguenza del legame fantasioso con questo confine.
Ciò che mi sta a cuore è il problema della sofferenza: il confinare può essere visto come una delle possibilità infinite all’interno di un presente illimitato; insomma, è solo una scelta funzionale.
Adesso vorrei mettere qualche cosa sotto i denti. Riprenderemo magari + avanti. Come dici?
Possibili implicazioni? Certo, “infinite” ;-) dici che intuisci potrebbe essere uno spunto semplice per riconsiderare il rapporto oriente/occidente, scienza/spiritualità relativismo/… e altre pseudo opposizioni?
Sì, ma ripeto, ciò che mi sta a cuore è la possibilità di alleviare la sofferenza ed è su questo che mi soffermerei a meditare.
Innanzitutto sulla morte, caro amico: legarsi ad una foto sbiadita o contemplare la trasformazione in un film infinito?

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