lunedì 24 novembre 2008

caro moralismo

Cara …,
mi scrivi:
Tendo a fare la moralista e me ne dispiace tanto perchè è come negare una parte di sé

Intanto ti ringrazio e mi inchino di fronte alle tue parole…
Poi, così, su 2 piedi mi appaiono 2 meditazioni:

1 Caro moralismo,
di che cosa ti nutri?
Caro moralismo, di che cosa hai bisogno, a che cosa sei attaccato?

inspirando: Seme del moralismo
espirando: Sorrido

2 inspirando:moralismo impermanente
espirando:sorrido

e poi quando questa notte A. mi ha svegliato, ho pensato alle tue parole e mi è venuto da buttare giù 2 righe
(questa premessa per invitare la tua comprensione qualora siano parole un po’ ‘oscure’ :-) )
ecco qui:

Ah, questa consapevolezza, questa sopravvalutazione della coscienza!
Questo inganno biochimico!
D’altra parte quando uno ha prurito, è difficile non grattarsi!
Ecco, dalle mie parti la coscienza potrebbe essere definita come ‘spissa’.
Ma è anche lo strumento che abbiamo….un po’ come se una gabbia potesse rivelarsi anche come una porta verso la libertà.
Inferno e Paradiso, impossibile separarli.
L’Io sono, di cui accennavo nel post precedente, (ovvero: la coscienza di essere, il tutto, la vita….) ha un duplice volto.
Da un lato è, per così dire, la sillaba originaria, il mantra per eccellenza, l’inizio dell’espressione.
Si può sovrapporre ad un’altra domanda: chi sono io?
E’ come se porgendo l’orecchio al respiro, questo si esprimesse così:
inspirando: io
espirando: sono
(ehi , è un invito a provare!)
e lascia con sé un sapore di paradiso…
quando cioè accade la consapevolezza improvvisa ed illuminante che i saggi indiani
riassumerebbero come “io sono Quello” ,
la nostra espressione ed azione sembrano conformarsi ad un contemplativo ‘io sono’,
in cui scompare ogni differenza tra il soggetto e la propria coscienza di essere..
e mentre mi muovo nelle diversità non cedo alla separazione,
ma non appena questo Io sono diventa un mezzo per separare ed identificarmi con gli oggetti della mia attenzione (io sono questo, io sono quest’altro), allora ecco il sapore dell’…inferno!
La coscienza è allora doubleface?
Per comodità diciamo pure così…e sempre ‘per intenderci’ aggiungerei:
Da una parte è contemplazione dell’emergere di Me stesso (quello, tutto, al di là, realtà…metti pure il sinonimo che preferisci),
dall’altra conduce alla separazione, all’inferno.
E sono inseparabili queste due facce!
Quando la consapevolezza sprofonda nella sua natura di ignoranza, ecco il paradiso.
Quando la consapevolezza separa e si identifica, ecco l’inferno.
Che cosa può PRATICAMENTE indicarci quale tipo di consapevolezza stiamo coltivando?
Ad esempio l’attaccamento e il rifiuto, atteggiamenti che sono conseguenza dell’identificarsi con qualche ‘separazione’.
Se separo, cioè se mi identifico con questo oppure con quest’altro…, allora mi attaccherò a tutto ciò che nutra questa identificazione e rifiuterò tutto ciò che la neghi.
Se invece accade di ‘sperimentare’ (passami il termine) che non posso essere né questo né altro, che cosa posso ancora trattenere? Che coso voglio ancora rifiutare?
C’è una simpatica domanda che i saggi tramandano: chi eri prima che i tuoi nonni si incontrassero?

Ed ora mi rivolgo alla tua coscienza:
Tu, che hai creato terremoti e vulcani, forse avevi uno scopo?
Tu, che causi guerre e crociate rivendicando per te il nome di dio,
Tu, che ora ti identifichi con un corpo-mente,
perché non ricordi la tua vera natura che sgorga dall’ignoranza?
Tu, che ti identifichi con una pagina di calendario e mercanteggi la tua natura per una medaglia di riconoscimento,
Tu, abile puttana, che ammali con la tua azione proteiforme,
tieniti pure il mio denaro, il mio riconoscerti nelle manifestazioni,
ma almeno smettila! smettila di addormentarmi,
Tu, ridacchioso giudice, che pretende di dare un senso, che pretende si separare, che pretendi di giudicare,
vedo qual è l’abisso della tua ignoranza;
“non so” , è l’unica risposta che puoi dare.
Cara coscienza, d’ora in poi ho pensato per te un nuovo nome:
scorreggia.

Quando ho fame ed aprendo il frigo scopro che c’è solo marmellata,
so che non posso che mangiare marmellata.
E allora me la gusto.
E rivelandosi come marmellata,
so che c’è il dolce.
La realtà è, nella sua abissale ignoranza;
nella coscienza avverte di essere
-paradiso-
nella coscienza separa ciò che è
-inferno-
Ma inferno e paradiso non sono separati,
nell’inferno vedo il paradiso,
nel paradiso scorgo l’inferno.

Sono vivo,
sorrido alla vita.

PS: ovviamente, sono solo parole..
Se ti invitano a sentirti libera, bene…
Altrimenti ricordati di cestinarle il prima possibile
:-)

giovedì 20 novembre 2008

misura


Sembra strano che proprio a Napoli sia maturato in me il senso della MISURA.
(chissà, forse perché avendo il dente avvelenato nei confronti del moralismo.... in questa terra permissiva mi sono sentito più disponibile...)
Il post precedente "Che cosa appare separato? " può essere letto proprio come una traccia, un resoconto sulla consapevolezza di una possibile moralità, lì dove i processi non appaiono separati dalla loro Intelligenza.
Mi spiego facendo l'esempio di processi che sembrano coinvolgerci di più emotivamente (ma vale per qualsiasi processo biochimico):
sesso, denaro, cibo, successo... sono processi che possono essere vissuti autonomamente, possono essere vissuti come fossero separati da ciò che comportano per me, l'altro, l'ambiente etc etc
Una volta, però, che rimaniamo nella comprensione della non-dualità, della non-separazione, possiamo scoprire un'Intelligenza del sesso, del denaro etc etc
Nel momento in cui accolgo ogni processo nella sua interdipendenza,
vivo quel processo con Intelligenza.
Meditando posso quindi chiedermi:
qual è l'intelligenza del sesso, del denaro, del cibo....?
( e sapendo che l'intelligenza è correlata all'interessere posso chiedermi:
che cosa comporta per me, per la mia famiglia, gli altri, il mio ambiente....)
e sapendo che l'intelligenza è correlata alla gioia
una conseguenza di queste domande potrebbe essere un'altra meditazione: sorrido al sesso, al cibo, al denaro....
Faccio fatica a non banalizzare, per cui rimando alla pratica della meditazione sull'interdipendenza dei fenomeni: l'insistere sulla dimensione dell'unità e dell'interdipendenza degli eventi potrebbe aprire la strada ad intuire l'Intelligenza sulla natura dei processi che ci appaiono separati e a non soffrirne le conseguenze di una loro illusoria prevaricazione nella nostra vita.

Ci può essere una moralità, un senso della misura.
Meditando, gli estremi (da una parte il giudizio moralista, dall'altra il 'tutto è lecito e che sia subito') appaiono illusori, irreali;
meditando, la realtà si rivela nella sua interdipendenza
e la non-separazione ci suggerisce il senso della misura,
ci suggerisce che la nostra felicità è intimamente legata alla Realtà e al suo dharma.

che ce voffa?


ps:
caro sangha,
a volte succede.
a volte i post sono come piccole palle di neve...in discesa e quindi sollevano altra neve fresca...
così ricevo domande e mi sento di girarvele sia per condividere sia perché mi accorgo che nello scrivere rimangono spesso zone d'ombra....

così, a proposito dell'intelligenza e del dharma,
mi viene chiesto se:
"dharma" abbia una validità atemporale..."

adesso rubo 5 minuti al lavoro e rispondo

anche se un pò in fretta e con quel desiderio un pò poco zen di volersi togliere subito un sassolino dalla scarpa invece di ascoltarne le ragioni:
allora, 'dharma' ha una validità atemporale?
certo che no!

attueremmo un'altra separazione, quella tra un piano temporale/quotidiano e uno atemporale in cui pescare delle leggi precostituite: questa si chiama Magia e la lasciamo ai maghi o ai venditori di spiritualità....
dharma è piuttosto un colore di fondo in cui si gioca la partita della nostra creatività....
l'intelligenza è sempre nuova !
la misura non si dà mai una volta per tutte !
per questo ogni tentativo di moralismo o di dispotismo viene a cadere: si nutre di un illusorio passato o di un futuro immaginario e non contempla la realtà presente....
non ammette la trasformazione.
lo stesso concetto di interdipendenza è solo un concetto,
non è -ovviamente- la realtà,
ma mi pare che possa bene indicare una possibile via, un possibile invito a contemplare nella pratica quotidiana l'emergere di una misura.
ehi, per non fraintenderci: dietro queste parole e questi simboli c'è solo biochimica!
non confondiamo il linguaggio con la realtà:
stiamo traducendo in un linguaggio condiviso delle intuizioni...
ma la coscienza è c h i m i c a.
ehi, non lo sapevi che anche buddha era costituito da processi biochimici e sottostava a leggi fisiche?
(e indagare questi processi è il compito di un'altra creatività, quella definita scienza)
Noi ci accontentiamo di sperimentare come la natura propria di quel processo biochimico chiamato buddha sia vuota,
vuota di un sé separato.

martedì 18 novembre 2008

che cosa appare separato?

caro sangha,
sto assaporando l'eco della nostra ultima meditazione (spazzatura e fiore).
Come vi anticipavo sono in uno scenario privilegiato: Castelvolturno (meglio conosciuta per le cronache come la Terra dei Casalesi).
Purtroppo la situazione immondizie è peggiorata: sembra ci sia una cesura tra la provincia di Napoli e quella casertana dove la spazzatura è ancora ammucchiata nelle strade.
Eppure proprio qui ho trovato l'unica struttura sanitaria che utilizzi un protocollo sperimentale con le staminali... ma basta questo ad aiutarmi a scorgere il seme della rinascita?
Me lo chiedo anche dopo aver visto la splendida mostra di Luise Bourgeois a Capodimonte, e ammirando nelle tele del museo i fasti della Napoli borbonica, e poi lasciandomi cullare dal sole e dalla musicalità della lingua, e ancora nel passare tra un anfiteatro romano, una chiesa barocca, il centro direzionale moderno .... impermanenza? trasformazione?
Tutto sembra confermare le parole della signora che fa assistenza in ospedale alla sua mamma anziana: che ce voffà? è una rota...
E sorrido, perché se deve essere una ruota, allora lo sarà anche per la camorra...
Ma questa idea ciclica della vita è ambivalente;
ed ecco un altro regalo di Napoli: la doppiezza.
C'è la Napoli visibile e quella altrettanto estesa ma sotterranea, così come puoi trovare la spiaggia a fianco della fabbrica abbandonata, il genio e la sregolatezza,
la gentilezza e la furbizia, la rassegnazione e la creatività...mmm, quest'ultima coppia mi interessa: non mi rassegno alla rassegnazione...
(rileggendo, mi accorgo che anche la rassegnazione può portare qualche cosa di utile, oggi + che mai: la leggerezza)
Mi traduco così l'ambivalenza: quel ciclo, in base al quale ogni cosa sembra ruotare, mi appare come portatore di sofferenza ma anche di trasformazione...e mi chiedo:
posso vedere quel ciclo in me e me in quel ciclo? nessun ciclo senza di me?
In chat un amico mi dice che 'ci vorrebbe il napalm per questi terroni'...
comprendo anche questa voce, non mi nascondo le sue ragioni
(e sorrido perché se qui minacciassero con il napalm subito risponderebbero: già la tenimmo na palm e pure tante)
(e sorrido perché conoscendo l'amico se fosse qui non andrebbe più via dopo aver assaggiato le sfogliatelle e aver incontrato quelle che mi appaiono come le donne + belle del mondo).
Allora lascio che si sfreghino in me queste domande, che si scontrino promettendo una scintilla...
o forse è un'altra occasione per nutrire in me un seme sfuggente: la pazienza.
La pazienza del tessitore degli arazzi di Louise che vede nei fili separati l'unità della tela?
mmmm... stop, respira!
qui rischiamo di cavarcela con risposte preconfenzionate...
stop, respira!
e adesso che ci penso thay ha scelto proprio napoli per la sua camminata pubblica
e adesso posso camminare
e adesso può rivelarsi la realtà
al di là di ogni rifiuto al di là di ogni attaccamento
stop!
caro sangha,
vi invito in questo momento a respirare con me,
qui


ps ehi, grazie dell'ispirazione (iNspirazione), napoli.
vi lascio qualche traccia della camminata napoletana qui di seguito:


***********

Affermare che esista un individuo separato è follia;
affermare che non esista un individuo è follia.

La realtà si riconosce ora.
La realtà è.

Nell’individuo si conosce.
Chiedersi: ‘e nelle piante?’:
è una domanda inutile,
perché nella realtà lo stesso individuo partecipa delle piante
e nelle piante puoi ritrovare l’individuo.

Ora riconosco la realtà.
La realtà si esprime come Io sono.

Riconoscendosi la realtà vive,
ama essere.
Riconoscendo la vita,
la realtà si esprime come Io amo.
Io amo essere. Io vivo.

Amandosi,
amando essere,
la realtà crea.
La vita crea, si trasforma.
La vita ora si trasforma.
Riconoscendomi vivo,
Io creo.

Riconoscendosi completa,
la vita è felice.
Riconoscendomi vivo e completo,
Io sono felice.

La trasformazione partecipa di tutto.
Anche della separazione.
Separando, mi illudo.
Separando, Io sogno.
Seguendo ciò che credo separato,
Io soffro.

Nella sofferenza, nomino ciò che appare separato.
Avidità? Il profitto appare separato.
Superbia? La riconoscenza appare separata.
Gelosia? l’altro appare separato.
Rabbia? L’io appare separato
Lussuria? Il sesso appare separato
Moralismo? Il giudizio appare separato

Che cosa appare separato in questo momento?


Nella sofferenza vedo l’illusione.
Io mi illudo.

Vedendo l’illusione della separazione,
la realtà si rivela.
Io mi risveglio.

Nutrendo il seme del risveglio,
l’illusione si rivela.
Io sorrido.

Sorridendo,
Io sono in pace.

Nella pace,
Io guarisco.

ruminatio settimanale

"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"