Cara …,mi scrivi:
“Tendo a fare la moralista e me ne dispiace tanto perchè è come negare una parte di sé”
Intanto ti ringrazio e mi inchino di fronte alle tue parole…
Poi, così, su 2 piedi mi appaiono 2 meditazioni:
1 Caro moralismo,
di che cosa ti nutri?
Caro moralismo, di che cosa hai bisogno, a che cosa sei attaccato?
inspirando: Seme del moralismo
espirando: Sorrido
2 inspirando:moralismo impermanente
espirando:sorrido
e poi quando questa notte A. mi ha svegliato, ho pensato alle tue parole e mi è venuto da buttare giù 2 righe
(questa premessa per invitare la tua comprensione qualora siano parole un po’ ‘oscure’ :-) )
ecco qui:
Ah, questa consapevolezza, questa sopravvalutazione della coscienza!
Questo inganno biochimico!
D’altra parte quando uno ha prurito, è difficile non grattarsi!
Ecco, dalle mie parti la coscienza potrebbe essere definita come ‘spissa’.
Ma è anche lo strumento che abbiamo….un po’ come se una gabbia potesse rivelarsi anche come una porta verso la libertà.
Inferno e Paradiso, impossibile separarli.
L’Io sono, di cui accennavo nel post precedente, (ovvero: la coscienza di essere, il tutto, la vita….) ha un duplice volto.
Da un lato è, per così dire, la sillaba originaria, il mantra per eccellenza, l’inizio dell’espressione.
Si può sovrapporre ad un’altra domanda: chi sono io?
E’ come se porgendo l’orecchio al respiro, questo si esprimesse così:
inspirando: io
espirando: sono
(ehi , è un invito a provare!)
e lascia con sé un sapore di paradiso…
quando cioè accade la consapevolezza improvvisa ed illuminante che i saggi indiani
riassumerebbero come “io sono Quello” ,
la nostra espressione ed azione sembrano conformarsi ad un contemplativo ‘io sono’,
in cui scompare ogni differenza tra il soggetto e la propria coscienza di essere..
e mentre mi muovo nelle diversità non cedo alla separazione,
ma non appena questo Io sono diventa un mezzo per separare ed identificarmi con gli oggetti della mia attenzione (io sono questo, io sono quest’altro), allora ecco il sapore dell’…inferno!
La coscienza è allora doubleface?
Per comodità diciamo pure così…e sempre ‘per intenderci’ aggiungerei:
Da una parte è contemplazione dell’emergere di Me stesso (quello, tutto, al di là, realtà…metti pure il sinonimo che preferisci),
dall’altra conduce alla separazione, all’inferno.
E sono inseparabili queste due facce!
Quando la consapevolezza sprofonda nella sua natura di ignoranza, ecco il paradiso.
Quando la consapevolezza separa e si identifica, ecco l’inferno.
Che cosa può PRATICAMENTE indicarci quale tipo di consapevolezza stiamo coltivando?
Ad esempio l’attaccamento e il rifiuto, atteggiamenti che sono conseguenza dell’identificarsi con qualche ‘separazione’.
Se separo, cioè se mi identifico con questo oppure con quest’altro…, allora mi attaccherò a tutto ciò che nutra questa identificazione e rifiuterò tutto ciò che la neghi.
Se invece accade di ‘sperimentare’ (passami il termine) che non posso essere né questo né altro, che cosa posso ancora trattenere? Che coso voglio ancora rifiutare?
C’è una simpatica domanda che i saggi tramandano: chi eri prima che i tuoi nonni si incontrassero?
Ed ora mi rivolgo alla tua coscienza:
Tu, che hai creato terremoti e vulcani, forse avevi uno scopo?
Tu, che causi guerre e crociate rivendicando per te il nome di dio,
Tu, che ora ti identifichi con un corpo-mente,
perché non ricordi la tua vera natura che sgorga dall’ignoranza?
Tu, che ti identifichi con una pagina di calendario e mercanteggi la tua natura per una medaglia di riconoscimento,
Tu, abile puttana, che ammali con la tua azione proteiforme,
tieniti pure il mio denaro, il mio riconoscerti nelle manifestazioni,
ma almeno smettila! smettila di addormentarmi,
Tu, ridacchioso giudice, che pretende di dare un senso, che pretende si separare, che pretendi di giudicare,
vedo qual è l’abisso della tua ignoranza;
“non so” , è l’unica risposta che puoi dare.
Cara coscienza, d’ora in poi ho pensato per te un nuovo nome:
scorreggia.
Quando ho fame ed aprendo il frigo scopro che c’è solo marmellata,
so che non posso che mangiare marmellata.
E allora me la gusto.
E rivelandosi come marmellata,
so che c’è il dolce.
La realtà è, nella sua abissale ignoranza;
nella coscienza avverte di essere
-paradiso-
nella coscienza separa ciò che è
-inferno-
Ma inferno e paradiso non sono separati,
nell’inferno vedo il paradiso,
nel paradiso scorgo l’inferno.
Sono vivo,
sorrido alla vita.
PS: ovviamente, sono solo parole..
Se ti invitano a sentirti libera, bene…
Altrimenti ricordati di cestinarle il prima possibile
:-)
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