giovedì 12 aprile 2007

regola nella non-regola e non-regola nella regola

cara Ro.,
sono d'accordo con la saggezza del tuo inconscio e ho meditato gran parte della notte di lunedì per comunicarcelo;
non lo so perché è accaduto questo pretesto, ma è accaduto e così quando hai parlato di REGOLE e di quale sia la regola da adottare, mi sono sentito di confrontarmi e condividere... e mi sono preso volentieri dell'anarchico (=senza inizio). Ma se proprio mi costringi :-) ad accogliere una regola, ok, ecco la mia: 'non separare'.
Ma potremmo chiamarla come l'hai vista tu: Musetta, la tua micia che ha impresso nel volto il simbolo del tao.



venerdì 6 aprile 2007

buona pasqua


[da Giochi dell'anima, febb 2005]


“Svegliati, svegliati, Lazzaro!”
“Dai…smettila, ho ancora la febbre, lasciami dormire tranquillo”.
“Sei o non sei mio fratello? Voglio che tu lo sappia per primo!”
“Stavo facendo un sogno così avvincente…che cosa vuoi dirmi di così importante…dai, ne parliamo domani”.
Ora che era stato colto di soprassalto dall’esclamazione del fratello, Lazzaro si era accorto di essere zuppo di sudore e talmente debole che perfino le parole sembravano volersi spegnere prima di uscire dalle labbra. “Dormi, dormi, per favore”.
“Vuoi capirlo!” seduto a gambe incrociate sul letto di fronte, Leonardo sembrava incurante della stanchezza del suo dirimpettaio, “è così: il tuo essere e l’essere di Dio sono la stessa cosa”.
Nessuna osservazione da parte di Lazzaro: forse non aveva la forza di ribattere o era disinteressato per la novità che tanto animava il fratello. Il tuo essere e l’essere di Dio sono la stessa cosa. No, una frase del genere non poteva passare via liscia, andava riformulata dentro di sé, almeno per quanto lo permettesse lo stato febbrile.
“Lazzaro, il tuo essere e l’essere di Dio sono lo stesso essere”.
“Sai che cosa penso, Leonardo?” intervenne Lazzaro, lasciando per un po’ in sospeso la domanda. “Un mese fa ho scoperto di avere un fratello, ora ho scoperto che mio fratello è un rompiballe: hai ragione, ci sono delle novità”. Lazzaro si riaddormentò, con un sorriso dolce.
Anche il fratello sorrideva, ma non esitava a continuare il suo discorso: “Io sono colui che è, Lazzaro, e anche tu”.
“Ricordi Maraggia?” le parole sembravano fluire da Leonardo senza tregua “è dal nostro incontro con lui che la sensazione di essere ha dominato le nostre meditazioni, anzi, il nostro essere! IO SONO, quante volte l’abbiamo ruminato e ripetuto: è diventato respiro, sostegno di ogni nostra azione. E Roma, alla Cappella Sistina, la richiesta ‘chi sono io?!’ e la voce: IO SONO COLUI CHE E’ ”.
Da Lazzaro non proveniva alcun sussurro, si era riaddormentato. Leonardo lo guardava con tenerezza, consapevole che le proprie esperienze andassero spiegate in modo più articolato e a più riprese, ma che comunque tutto quello che poteva fare era di gettare quella che aveva chiamato ‘novità’ tra le braccia del fratello, così come si getta un seme semplicemente perché è sua natura essere piantato, non curandosi del tipo di zolla su cui avrebbe potuto attecchire.
“Ma è mio fratello”, pensava Leonardo guardando Lazzaro con gli occhi lucidi di compassione, “dormi pure, caro fratello, lascia che la tranquillità abbia in cura la tua salute. Ma apri il cuore, lascia libera la mente, ascolta: io sono colui che è. Ti regalo queste parole, lasciale lì, che possano circolare con il tuo sangue, senza essere ostacolate, che possano nutrire la tua memoria nervosa, strutturare le tue cellule”.
Scorse un brivido nel fratello e allora si alzò per aumentare la temperatura dei termosifoni.
E riprese: “La novità, la nuova tappa del mio viaggio, anzi, ora, del nostro viaggio è questa: non ci sono diverse identità, Lazzaro. Imbevuti della meditazione IO SONO, a volte avevamo impresso nella carta di identità proprio Io Sono come nome e cognome. E va bene. Ma altre volte ci sentivamo smarriti, ci identificavamo con quello che l’io sono generava, e allora soffrivamo come corpo, complicavamo come mente, giudicavamo come individui, insomma ci lasciavamo trasportare da quella che tu hai soprannominato come ‘La giostra delle illusioni’. E allora ritornavamo all’origine, alla sensazione di essere che sentivamo come prima di ogni accadimento.
Ed ora la novità…la novità, Lazzaro! Quel ‘io sono’ è lo stesso di ‘colui che è’. Come spiegartelo?
Prego perché tu possa viverlo!
Il tuo essere, Lazzaro, non è distinto dall’essere di Dio. C’è un’unica identità, Lazzaro.
La tua identità è l’essere di Dio.”

giovedì 5 aprile 2007

conversazioni in piazza San Giacomo


ciao D.,
mentre passeggiavamo accanto alla fontana, mi chiedevi/sostenevi l'indifferenza verso ciò che accade e nello stesso tempo provavi amore per ciò che accadeva (bambini che giocavano): questa 'pratica' condizione di apparente stallo mi provoca questo post:

Immagina di essere un hardware...come ti potresti riconoscere? Tramite un software.
Ogni software per te è una scoperta di quello che sei, un illuminare l'ignoto che sei, anche se in realtà non sei quello che il sw fa apparire.
[nota per successivi approfondimenti: ogni software presuppone un software di base: la coscienza di essere (che a sua volta è amore di essere questo essere e amandosi crea essere) ]
Ora, immagina che in Te appaia spontaneamente un sw che chiamiamo uomo e che implichi altri programmi, quali corpo, mente etc
Visto che sono apparsi e "sono" Te, è naturale lasciare che questi sw girino in modo ottimale;
quindi da un lato è indifferente per l'identità reale dell'hardware quello che accade ai software, d'altra parte è nella natura dell'apparire del software portare i programmi a compimento.
Una delle caratteristiche del software uomo è il programma Felicità.
Quindi l'hardware, che in realtà sei, può "sperimentare" una beata indifferenza per quello che accade, ma per il software - con cui lo stesso hardware si manifesta e che solo come software puoi cogliere e conoscere- non è indifferente se nutrire i semi della depressione o della felicità.
Se vuoi rifugiarti nella falsa indifferenza... potresti trovare qualche comodo concetto come salvataggio, ma gireresti a vuoto: perfino cercare l'origine del software o concettualizzare una differenza tra il reale hardware e il manifesto software presupporrebbe un concetto e quindi un programma, un altro software; non c'è scampo!
Già che ci siamo, allora, con coraggio, insistiamo su ciò che vale la pena: spontaneamente conoscersi e spontaneamente amare.

ps1: non è un invito a piratare il sw altrui, ma ad ascoltare il proprio sw originale; per quanto mi riguarda ti passo la mia stringa:
io sono io sono io sono
io amo io amo io amo
io creo io creo io creo

ps2: citazione: "Il corpo è fatto di cibo, come la mente è composta di pensieri. Vedili come sono. La non-identificazione, quando è naturale e spontanea, è liberazione. Non hai bisogno di sapere che cosa sei. Ti basta sapere ciò che non sei. Non saprai mai che cosa sei, perché ogni scoperta rivela nuove dimensioni da 'conquistare'. L'ignoto non ha limiti.
domanda: Ciò implica un'eterna ignoranza?
risposta: No, significa che l'ignoranza non è mai esistita. La verità sta nello scoprire, non in ciò che si scopre. E la scoperta non ha inizio né fine. Metti in discussione i tuoi limiti, vai oltre, poniti degli obiettivi apparentemente impossibili: questa è la via.

ps3 citazione: "Io sono quello".

domenica 1 aprile 2007

parassiti sì, ma benedetti!


Accipicchia, verrebbe da mordere la tastiera!
Dalla tua email capisco che scrivendo di getto a volte è facile essere fraintesi. Come per l’ultimo post “parassiti”; mi scrivi: “perché condanni l’eccitazione?”
Accipicchia al cubo. Questo proprio no: se c’è un’unica cosa che va chiarita è proprio questa: non condanno per nulla, non condanno nulla.
[è proprio una fortuna che a. questa notte mi abbia svegliato prima dell’alba così ho tutto il tempo per risponderti]
Se c’è una figura simbolica che metterei a guardia del nostro inferno quotidiano è proprio quella del giudice. E non dicono così un po’ tutti i vecchi saggi? Non è forse il ‘giudicare’ che viene indicato come reale “peccato originale” dalle tradizioni culturali d’oriente e d’occidente?
Forse mi sono fatto prendere un po’ la mano nel post precedente parlando di ‘parassiti’. Non temere: come mi ricordi, nell’Eccitazione riconosco i semi tanto della Gioia quanto del Risveglio; quando guardo una conchiglia, so che non è separata dal mare e dal sole che l’hanno nutrita, anzi potrei contemplare tutto l’oceano racchiuso in quel momento in quella conchiglia, ma (vediamo di rendere la cosa terra terra) se non ho delle suole spesse, camminare su una conchiglia tagliente può far male e, di certo, paralizzare la mia attenzione, impedirmi di godere della bellezza del mare, del sole e della conchiglia stessa.
Insomma, stai tranquillo: sono libero di lasciare aperta la porta: non rifiuto le emozioni e i pensieri che emergono sulla battigia.
Mi sento però anche libero di camminare sul bagnasciuga lasciando aperta anche l’altra porta: non trattengo i pensieri e le emozioni, specialmente quelle che so possono portarmi sofferenza.
Chiarito questo, mi sento libero di risponderti al secondo punto della tua email: “che cosa faresti allora quando sei eccitato? Che cosa intendi per Attenzione?”
Beh, intanto non è da poco riconoscere di avere una sensazione o un’emozione o, meglio, non è da poco riconoscere quale gusto prevalga mentre mangio il mio gelato quotidiano.
La rete delle emozioni e dei pensieri è lì. A volte rimaniamo incastrati in qualche nodo che fa soffrire. L’eccitazione è uno di questi. Ed era un esempio.
[sì sarebbe interessante elencare quello che le tradizioni culturali e la scienza degli ultimi anni elencano come ‘veleni’ della mente, ma allora devo dire ad a. proprio di non farmi dormire! Vabbé dai, lo prometto, lo farò…].
Per poter riconoscere un’attività della mente, le diverse pratiche di meditazione spesso concordano nell’indicare una condizione base: l’unità di corpo e mente che si ottiene con una concentrazione rilassata. Beh, qui abbiamo diverse tecniche: dall’abbassamento della frequenza delle onde celebrali, alla respirazione, al…bagno caldo! Lascio a te, alla tua esperienza o alla tua ricerca, la scelta della pratica che meglio ti si adatta. (tanto ce n’è per tutti i gusti!).
E poi? E poi chiedi al tuo maestro! (scherzo; casomai direi: chiedi al tuo Maestro!)
Semplicemente ascolta, semplicemente osserva, semplicemente sorridi.
Prima ti ho scritto e abbiamo concordato di lasciar aperte le porte: da una parte non rifiuto, dall’altra non trattengo.
Che un po’ si traduce nel riconoscere e poi ammettere e poi accogliere l’emozione o un’attività della mente. Che cosa può succedere trattandosi di un’attività mentale? Non può che svanire, è la sua natura: sorgere, persistere, scomparire. Per quanta acqua possa trasportare come vuoi che vada a finire una nuvola?
Certo, sorridendole, puoi permetterle anche di narrarti la sua storia: racconti di vento e di pioggia, immagini di infanzia, sofferenze di antenati, sole, grandinate future, desideri…
Dato che ci sei, riconoscendo i vari software che si attivano, essendone libero data la loro natura impermanente, puoi anche scegliere di attivare quei software che rendono felice la tua vita (e giù a meditare…J ), che permettono ai circuiti digitali di esprimere la loro natura ( e vai di consapevolezza, di amore, di creazione spontanea…).
E poi? Ecco, qui arriva il bello [ma a. si è svegliata ed è anche tardi: le ho promesso che la porto in piscina, se vuoi ci vediamo là].
Direi che comunque siamo già arrivati ad un punto lieto, anche se non è il lieto fine.
Accipicchia di una tastiera, adesso vorrei scriverti che magari non c’è un lieto fine e nemmeno un lieto inizio ma poi …beh, abbi pazienza.
Ah, una cosa però la vorrei sottolineare: hai visto, l’ho chiamata “parassita”, però l’Eccitazione conteneva in sé la Letizia.
Buona domenica.

ruminatio settimanale

"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"