
[da Giochi dell'anima, febb 2005]
“Svegliati, svegliati, Lazzaro!”
“Dai…smettila, ho ancora la febbre, lasciami dormire tranquillo”.
“Sei o non sei mio fratello? Voglio che tu lo sappia per primo!”
“Stavo facendo un sogno così avvincente…che cosa vuoi dirmi di così importante…dai, ne parliamo domani”.
Ora che era stato colto di soprassalto dall’esclamazione del fratello, Lazzaro si era accorto di essere zuppo di sudore e talmente debole che perfino le parole sembravano volersi spegnere prima di uscire dalle labbra. “Dormi, dormi, per favore”.
“Vuoi capirlo!” seduto a gambe incrociate sul letto di fronte, Leonardo sembrava incurante della stanchezza del suo dirimpettaio, “è così: il tuo essere e l’essere di Dio sono la stessa cosa”.
Nessuna osservazione da parte di Lazzaro: forse non aveva la forza di ribattere o era disinteressato per la novità che tanto animava il fratello. Il tuo essere e l’essere di Dio sono la stessa cosa. No, una frase del genere non poteva passare via liscia, andava riformulata dentro di sé, almeno per quanto lo permettesse lo stato febbrile.
“Lazzaro, il tuo essere e l’essere di Dio sono lo stesso essere”.
“Sai che cosa penso, Leonardo?” intervenne Lazzaro, lasciando per un po’ in sospeso la domanda. “Un mese fa ho scoperto di avere un fratello, ora ho scoperto che mio fratello è un rompiballe: hai ragione, ci sono delle novità”. Lazzaro si riaddormentò, con un sorriso dolce.
Anche il fratello sorrideva, ma non esitava a continuare il suo discorso: “Io sono colui che è, Lazzaro, e anche tu”.
“Ricordi Maraggia?” le parole sembravano fluire da Leonardo senza tregua “è dal nostro incontro con lui che la sensazione di essere ha dominato le nostre meditazioni, anzi, il nostro essere! IO SONO, quante volte l’abbiamo ruminato e ripetuto: è diventato respiro, sostegno di ogni nostra azione. E Roma, alla Cappella Sistina, la richiesta ‘chi sono io?!’ e la voce: IO SONO COLUI CHE E’ ”.
Da Lazzaro non proveniva alcun sussurro, si era riaddormentato. Leonardo lo guardava con tenerezza, consapevole che le proprie esperienze andassero spiegate in modo più articolato e a più riprese, ma che comunque tutto quello che poteva fare era di gettare quella che aveva chiamato ‘novità’ tra le braccia del fratello, così come si getta un seme semplicemente perché è sua natura essere piantato, non curandosi del tipo di zolla su cui avrebbe potuto attecchire.
“Ma è mio fratello”, pensava Leonardo guardando Lazzaro con gli occhi lucidi di compassione, “dormi pure, caro fratello, lascia che la tranquillità abbia in cura la tua salute. Ma apri il cuore, lascia libera la mente, ascolta: io sono colui che è. Ti regalo queste parole, lasciale lì, che possano circolare con il tuo sangue, senza essere ostacolate, che possano nutrire la tua memoria nervosa, strutturare le tue cellule”.
Scorse un brivido nel fratello e allora si alzò per aumentare la temperatura dei termosifoni.
E riprese: “La novità, la nuova tappa del mio viaggio, anzi, ora, del nostro viaggio è questa: non ci sono diverse identità, Lazzaro. Imbevuti della meditazione IO SONO, a volte avevamo impresso nella carta di identità proprio Io Sono come nome e cognome. E va bene. Ma altre volte ci sentivamo smarriti, ci identificavamo con quello che l’io sono generava, e allora soffrivamo come corpo, complicavamo come mente, giudicavamo come individui, insomma ci lasciavamo trasportare da quella che tu hai soprannominato come ‘La giostra delle illusioni’. E allora ritornavamo all’origine, alla sensazione di essere che sentivamo come prima di ogni accadimento.
Ed ora la novità…la novità, Lazzaro! Quel ‘io sono’ è lo stesso di ‘colui che è’. Come spiegartelo?
Prego perché tu possa viverlo!
Il tuo essere, Lazzaro, non è distinto dall’essere di Dio. C’è un’unica identità, Lazzaro.
La tua identità è l’essere di Dio.”