domenica 1 aprile 2007

parassiti sì, ma benedetti!


Accipicchia, verrebbe da mordere la tastiera!
Dalla tua email capisco che scrivendo di getto a volte è facile essere fraintesi. Come per l’ultimo post “parassiti”; mi scrivi: “perché condanni l’eccitazione?”
Accipicchia al cubo. Questo proprio no: se c’è un’unica cosa che va chiarita è proprio questa: non condanno per nulla, non condanno nulla.
[è proprio una fortuna che a. questa notte mi abbia svegliato prima dell’alba così ho tutto il tempo per risponderti]
Se c’è una figura simbolica che metterei a guardia del nostro inferno quotidiano è proprio quella del giudice. E non dicono così un po’ tutti i vecchi saggi? Non è forse il ‘giudicare’ che viene indicato come reale “peccato originale” dalle tradizioni culturali d’oriente e d’occidente?
Forse mi sono fatto prendere un po’ la mano nel post precedente parlando di ‘parassiti’. Non temere: come mi ricordi, nell’Eccitazione riconosco i semi tanto della Gioia quanto del Risveglio; quando guardo una conchiglia, so che non è separata dal mare e dal sole che l’hanno nutrita, anzi potrei contemplare tutto l’oceano racchiuso in quel momento in quella conchiglia, ma (vediamo di rendere la cosa terra terra) se non ho delle suole spesse, camminare su una conchiglia tagliente può far male e, di certo, paralizzare la mia attenzione, impedirmi di godere della bellezza del mare, del sole e della conchiglia stessa.
Insomma, stai tranquillo: sono libero di lasciare aperta la porta: non rifiuto le emozioni e i pensieri che emergono sulla battigia.
Mi sento però anche libero di camminare sul bagnasciuga lasciando aperta anche l’altra porta: non trattengo i pensieri e le emozioni, specialmente quelle che so possono portarmi sofferenza.
Chiarito questo, mi sento libero di risponderti al secondo punto della tua email: “che cosa faresti allora quando sei eccitato? Che cosa intendi per Attenzione?”
Beh, intanto non è da poco riconoscere di avere una sensazione o un’emozione o, meglio, non è da poco riconoscere quale gusto prevalga mentre mangio il mio gelato quotidiano.
La rete delle emozioni e dei pensieri è lì. A volte rimaniamo incastrati in qualche nodo che fa soffrire. L’eccitazione è uno di questi. Ed era un esempio.
[sì sarebbe interessante elencare quello che le tradizioni culturali e la scienza degli ultimi anni elencano come ‘veleni’ della mente, ma allora devo dire ad a. proprio di non farmi dormire! Vabbé dai, lo prometto, lo farò…].
Per poter riconoscere un’attività della mente, le diverse pratiche di meditazione spesso concordano nell’indicare una condizione base: l’unità di corpo e mente che si ottiene con una concentrazione rilassata. Beh, qui abbiamo diverse tecniche: dall’abbassamento della frequenza delle onde celebrali, alla respirazione, al…bagno caldo! Lascio a te, alla tua esperienza o alla tua ricerca, la scelta della pratica che meglio ti si adatta. (tanto ce n’è per tutti i gusti!).
E poi? E poi chiedi al tuo maestro! (scherzo; casomai direi: chiedi al tuo Maestro!)
Semplicemente ascolta, semplicemente osserva, semplicemente sorridi.
Prima ti ho scritto e abbiamo concordato di lasciar aperte le porte: da una parte non rifiuto, dall’altra non trattengo.
Che un po’ si traduce nel riconoscere e poi ammettere e poi accogliere l’emozione o un’attività della mente. Che cosa può succedere trattandosi di un’attività mentale? Non può che svanire, è la sua natura: sorgere, persistere, scomparire. Per quanta acqua possa trasportare come vuoi che vada a finire una nuvola?
Certo, sorridendole, puoi permetterle anche di narrarti la sua storia: racconti di vento e di pioggia, immagini di infanzia, sofferenze di antenati, sole, grandinate future, desideri…
Dato che ci sei, riconoscendo i vari software che si attivano, essendone libero data la loro natura impermanente, puoi anche scegliere di attivare quei software che rendono felice la tua vita (e giù a meditare…J ), che permettono ai circuiti digitali di esprimere la loro natura ( e vai di consapevolezza, di amore, di creazione spontanea…).
E poi? Ecco, qui arriva il bello [ma a. si è svegliata ed è anche tardi: le ho promesso che la porto in piscina, se vuoi ci vediamo là].
Direi che comunque siamo già arrivati ad un punto lieto, anche se non è il lieto fine.
Accipicchia di una tastiera, adesso vorrei scriverti che magari non c’è un lieto fine e nemmeno un lieto inizio ma poi …beh, abbi pazienza.
Ah, una cosa però la vorrei sottolineare: hai visto, l’ho chiamata “parassita”, però l’Eccitazione conteneva in sé la Letizia.
Buona domenica.

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