mercoledì 7 novembre 2007

pacco


R. ci tira un pacco. Guardiamo in profondità il pacco.
Inspiro: Pacco - Espiro: Elementi di non pacco
Inspiro: Sangha – Espiro: Sorrido



Cari amici di Sangha,
benvenuti! Come state?
Da parte mia la sensazione prevalente in questi giorni è quella di felicità e completezza ed è un regalo della nuova bimba arrivata in famiglia: A.
Tra i momenti di trepidazione e gioia che un parto porta con sé, volevo condividere con voi il momento in cui ho tagliato il cordone ombelicale della piccola A.: un momento in cui si è naturalmente concentrati e in presenza mentale: spontaneamente ho regalato ad A. queste parole:
Respira, sei viva!
Ops, ma le abbiamo già incontrate da qualche parte! :-)

Così questa mia prima condivisione è un intreccio di meditazione e quotidianità…

La seconda condivisione è un vero e proprio pacco.
Per un impegno (come si usa dire?) inderogabile, non posso partecipare fisicamente con voi ai primi due incontri.
Non so voi, ma per me la prima sensazione è stata quella di delusione.
E allora via a respirare: respiro ‘delusione’.
Aspetto che questa sensazione si lasci abbracciare e mi sveli anche una sfumatura di rabbia.
Lascio a voi respirare le vostre sensazioni: indifferenza, senso di inganno, confusione, risentimento, dubbio o semplicemente senso di sollievo….
Certo è comodo per me far parte di un sangha che abbraccia i propri oggetti mentali, ne vede l’impermanenza e li lascia andare…fiuuu :-)

Adesso che nel pacco c’è “+ spazio”, invito voi a mettere dentro qualche cosa.
D’altra parte non diciamo sempre che i fiori di loto crescono nel fango (ok un altro punticino a mio favore, ma questa era un po’ tirata…)
E allora: dove vedo ‘pacco’, posso vedere anche elementi di ‘non pacco’; e voi?
Intanto nel pacco metterei qualche domanda: chi è rossano? Chi sono gli altri membri del sangha? Chi è presente qui in questo momento? O, meglio: dove finisce ognuno di noi e dove inizia l’altro?
Qual è la percezione alla base della ‘sensazione che qualcuno mi abbia tirato un pacco’?
È forse la percezione di un sé separato?
Questo ci può aiutare anche nella meditazione e particolarmente con le tradizioni in cui viviamo o a cui ci richiamiamo. Ad esempio Buddha ci invita a considerare che: “siamo vuoti”, ossia che per esempio buddha e noi non siamo due entità separate. Il buddha è in me/voi e io/noi in lui.
Ehi, ma questa è una bella notizia! Di colpo non solo buddha ma anche r. può dire: ci sono, sono qui con voi!
Allora connettiamoci…vediamo un po’ di attivare le frequenze d’onda che ci permettono di rimanere in connessione: amore, attivato; consapevolezza, attivata; concentrazione, attivata.
Ok, allora connessi, si parte :-)
Un abbraccionissimissimo.
r.

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"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"