martedì 28 agosto 2007

capricci


È ora dell’esame. Ed è il mio turno (diversi studenti in attesa e spettatori).
Mi chiede di girarmi, Ernesto il prof.
Il check-up consiste in questo: valutare i battiti cardiaci e la quiete mentale.
Ausculta sollevandomi da dietro con le braccia tra le ascelle. Il battito del cuore.
“sì, bene” . Senza parole mi comunica la mia situazione: un bianco quieto. E’ come se nel certificato medico scrivesse: nulla lo turba.
Aspetta. Un battito meno armonico e che si fa notare.
Mi tranquillizza: “un piccolo capriccio”: così spiega agli altri studenti questo disturbo.
Un residuo: “è ancora attaccato a desideri economici”.
Il suo sorriso è un invito alla pazienza, come dire: tranquillo che passa da solo.
“un C A P R I C C I O”.
Quando mi sveglio è come avere scolpita questa parola tra le connessioni sinaptiche, alla base delle valutazioni.
E un sorriso: come? Che cosa impedisce di essere liberi? Soltanto dei capricci?

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