Post-it lasciato appeso sul frigorifero:
Inspiro: dentro - Espiro: fuori
Inspiro: confine -Espiro: accade
Inspiro: confine -Espiro: consapevole
Inspiro: confine - Espiro: lascio andare
Inspiro: natura vera -Espiro: libera dai confini
Inspiro: al di là di ogni divisione - Espiro: sorrido
- Sì, ieri sera ho visto il video “Borderline”, girato da R. in India.
Un video sui “Confini” e sui tentativi di varcare le divisioni politiche, sociali, razziali….
Ops! Quanti confini ho già creato con quello che ho scritto qui sopra?
Ieri-oggi / visto-non visto/ R.- nonR./ in India-altrove/ inchiostro nero-foglio bianco/ riga-altra riga/ scrivo-leggi….
La conoscenza stessa è un confinare; il nominare è separare e quindi porre un confine.
Questo separare mi ricorda qualche cosa: forse, uno dei simboli per eccellenza della separazione:
“L’albero del bene e del male”.
Ah, già! Nella Genesi, nell’inizio di ogni nostro atto c’è un dare confine.
Ehi, ma non c’entrava forse un ‘peccato’ con quel albero?
All’origine di ogni nostro atto conoscitivo c’è una ferita.
La nostra Anima (scusa, Mente, altrimenti mi confinano come démodé) porta in sé questo peccato originale; anzi, ciò che ci ‘anima’ (proprio nel momento in cui lo riconosciamo come individuale e quindi lo confiniamo) appare come Il peccato originale.
Quando si parla di Genesi salta poi subito all’orecchio il “…e partorirai con dolore”.
Quindi: come anime individuali che creano in ogni istante conoscendo e nominando le cose non possiamo che portare in noi questa ferita dolorosa. L’anima è una ferita dolorosa.
Ma questa notte ho sognato la parola Speranza. Un po’ romanticone, no? E poi ‘sperare’ sembrerebbe includere il tempo e allora di nuovo una separazione (tra passato e futuro) e quindi un confine…:
un’altra ferita? Oppure…
Aspetta! Respiriamola un po’ questa parola e poi lo sai come la penso sui sogni: sono un po’ come il maiale, non si butta via niente.
Ricominciamo: c’è un video, un occhio che zoomma situazioni di confine; meglio, scusa: un occhio che zoomma situazioni che noi etichettiamo come confini.
Ovviamente, per conoscerli e nominarli come confini dobbiamo porre ancora dei confini (uomo-donna; nero-bianco; giusto-non giusto; colpevole-innocente; destra-sinistra; grande-piccolo; vivo-morto…….).
ops! La nostra videocamera è una dispensatrice di confini!
Insomma, accade questo: nel momento in cui appare una cosa, quella cosa, per poter apparire, appare separata.
Un attimo, un attimo: a chi appare separata?
Prima di rispondere vorrei farti notare uno dei confini che abbiamo preposto al nostro discorso: “interno-esterno”…per farla breve: ciò che vedo e io che filmo o che guardo come separato da ciò che vedo.
Ma anche questa è un’operazione di confinamento, di separazione; cioè, per affermare che quella cosa è ‘così e cosà’ devo già separare un soggetto e un oggetto.
Visto che la proposta del video di r. è quella di varcare i confini, allora proviamo a toglierci di dosso pure questa separazione. Se non c’è separazione/confine tra chi guarda e chi è visto, allora:
la natura stessa dell’apparire è un confine.
Wait, tranquillo che ci arriviamo.
Mente che separa e oggetto della separazione sono tutt’uno.
Forse bisogna ruminarla un po’ questa affermazione, ma di sicuro sta saltando un confine (siamo sulla strada giusta!)
Proviamo così. Come diceva un mio amico, immagina di svoltare ogni percezione come un calzino e ciò che ti sembra esterno ritrovartelo come interno. A questo punto, la puzza di piedi… a questo punto ciò che immagini come cose, persone ecc ecc sono al tuo interno.
Piano , pazienza: non al tuo interno in quanto individuo!!!!
Ricordi il calzino! L’esterno (gli “oggetti, le persone, gli eventi…” ) sono diventati interni ma il presunto soggetto si ritrova esterno…non + soggetto.
Calzini a parte, osserva attentamente e varchiamo questo confine interno-esterno: la cosa nominata e la mente che nomina sono un tutt’uno. Come dire, c’è solo un atto, un creare.
Dai che complico un po’ le cose prima di pranzo: poiché dicevamo che un altro confine è il tempo…allora (non mi dilungo su questo perché ho fame...intuisci) il creare avviene in ogni istante.
Anzi, scusa scusa, te lo dico così: ORA, AVVIENE LA CREAZIONE.
Se questo ti porta a separare un creatore e una creatura, va’ a… pranzo e se vuoi rileggi dopo oppure cestina.
NO. No!
In questo momento, avviene la “creazione”. Punto. Oggetto della creazione e creatore sono tutt’uno.
Solo nel momento in cui appare il sogno appare un sognatore.
La domanda opportuna di fronte ad un confine è quindi quella di chiedersi:
A chi sta apparendo un confine?
E siccome non c’è un soggetto a cui appaia ma ‘oggetto e soggetto’ sono insieme nell’apparire...beh , questo soggetto non c’è.
‘MA quindi non c’è nulla?’ vorresti dirmi sogghignando (così puoi fare a meno di marciare per i birmani…). Wait: A CHI E’ CHE APPARE il nulla? CHI E’ CREA DEI CONFINI invocando il nulla-non nulla?
- Mi sembrava che la speranza di cui volevi parlare…attingesse dal non esserci nulla…ma se invece non c’è il nulla né il non nulla…allora la tua Speranza?
-Riassumiamo con pazienza: ciò che appare è la creazione e colui al quale apparentemente appare la creazione fa parte della creazione stessa.
La mente, cioè, è parte di questo apparire. Anzi, se non ci fosse la mente la creazione non apparirebbe (o, meglio, non potremmo affermare che appaia o che non appaia ma nemmeno potremmo distinguere tra il fatto che ci sia o meno la creazione).
Quindi la mente che dice che ‘c’è qualche cosa e non altro’ mente, ma anche la mente che dice che ‘non c’è nulla’ mente.
-Come dici? Allora, la mente mente sempre?
-No, la domanda è un'altra: a chi è che appare il mentire e il non mentire? A chi appare la mente?
Per risponderti sei costretto a morderti la coda, per indicare che cosa sia l’origine della mente sei costretto a presupporne l’esistenza (magari ti viene in ‘mente’ un altro simbolo: il serpente, l’uroboro).
- “A chi, a chi , a chi…”: ti si è interrotto il disco?
- Quando frammenti, quando separi, la domanda CHI SONO REALMENTE IO? diventa La Domanda (tutto il resto sono puttanate)….. E se facessimo una pausa? Ho fame!
-Mi sembra + importante continuare.
-Importante per chi?
-Vabbé andiamo a pranzo.
[pause]
-Adesso facciamoci aiutare dalla digestione e chiudiamo gli occhi, rilassiamoci.
-Se mi addormento...
-Chi si addormenterebbe? Dai, scherzo, va bene, non pensarci su e lascia che sia lo stomaco a suggerirti quello di cui hai bisogno…
Staniamo un’ altra coppia di opposti, anzi andiamo dai genitori degli opposti, dalla coppia per eccellenza, il confine dei confini: essere-non essere.
Forse l’origine della mente che stavi cercando è qui (prendimi con le pinze).
Nel momento in cui sai di essere contemporaneamente crei una separazione.
L’origine della consapevolezza è un confinare. La coscienza, la coscienza di essere è il principio di creazione.
- Ma non hai detto che la creazione avviene in ogni istante?
- Certo. Quindi ora, cosciente di essere, creo e creando separo.
- Scusa, ma che male c’è?
- Uella, che cosa hai mangiato? Mi sembra che bene e male…li abbiamo già lasciati per strada…concentrati.
- Dicevi: ora, so di essere e creo
- Sì, in questo istante (o all’origine dell’universo, tanto è lo stesso) IO SONO.
Che cos’è? Stai russando?
- Scusa scusa.
- No, anzi, è divertente: di solito l’esperienza di ‘Io sono’ genera canti di meraviglia…comunque sia, dal momento che sai di essere, che cosa può accadere ?
- Ma non hai detto che potevo rilassarmi?
- Ok….’Io sono’e sapendo di essere non posso che amarmi e amando creo.
- Puoi ripetere?
- Io sono -io amo -io creo. Questo accade ora: so di essere, essendo amo e amando creo.
- Ci penserò su, vai avanti.
- Potrei cullarti con un elenco di miti e di esperienze religiose: non appartiene forse ad ogni civiltà il simbolo della Trinità?
- Vuoi farmi dormire o pregare?
- CHI è CHE PREGA?
- E ridaiie.
- Beh, questa volta potresti rispondermi + tecnicamente (anche se in maniera approssimativa):
ciò che viene adorato è questo principio di consapevolezza; ancora, l’’io sono’ prega se stesso; ancora: dal momento in cui sai di essere non smetti di essere devoto a questo principio di essere (che accade ora).
- Ma allora la risposta alla domanda “chi sono io?” è “io sono”?
- ASSOLUTAMENTE NO!!
- Il presupposto della domanda è l’io sono, ma la risposta…..oh, ti stavo svegliando?
- La risposta?
- Ogni domanda e ogni risposta sono contenute nell’io sono; solo dal momento in cui so di essere appaiono le risposte e le domande; solo dal momento in cui poniamo la prima pietra, l’essere e il non – essere, il primo confine, solo da quel momento (che è ora) abbiamo domande e risposte.
Quindi la risposta è contenuta nella domanda così come la coscienza di essere è contenuta nella coscienza di essere.
- mmmm
- Mi permetti di complicare un po’ ciò che è semplice di natura? Ogni divisione partecipa, comprende quella relazione iniziale essere- non essere, e quella divisione iniziale comprende ogni divisione, e ogni altra divisione comprende le altre divisioni. Ogni confine comprende ogni altro confine. Tutto è uno dicevano gli antichi.
- Mi stai dando una certa responsabilità….altro che peccato originale! E’ come se portassi la colpa di tutto e di tutti: nel momento in cui pongo una minima separazione, nel momento in cui so di essere…ecco che istantaneamente nascono tutte le divisioni, i confini.
- Mi sa che le tradizioni e le abitudini stanno prendendo il sopravvento; comunque sia, per continuare sulla tua frequenza d’onda….puoi vedere tutto ciò anche come un’occasione, un’occasione di ‘liberazione’: varcando un confine, varchi tutti i confini.
Dove eravamo rimasti? Sì, ecco: ogni confine comprende ogni altro confine.
Tutto è uno dicevano gli antichi.
- Quell’uno che adoriamo….
- L’essere.
- Ma non è la risposta?
- Non propriamente, anche se è l’unico modo in cui possa manifestarsi la risposta.
- È come se mi stessi dicendo: ‘io sono’ e poi mi dicessi ‘ma non sono questo io sono’.
- Come potrei indicarti la realtà quando il mio dito è tale solo perché presuppongo qualche cosa di diverso dal mio dito e quindi anche il dito è….confinato?
Sto solo abbozzando dei ‘confini più larghi’….insomma, visto che stai sonnecchiando, mi diverto ad allargare le maglie dei tuoi sogni.
- Ma ho perso il filo…
- Ricominciamo da qui, allora: il filo, il tessere e il tessitore sono tutt’uno.
- Bella matassa, ingarbugliata.
- Vediamo se posso aiutarti così: tutto è da tessere ma solo quando ti scopri tessitore c’è qualche cosa da tessere.
- Adesso cerco di non cascarci: non sono il tessitore…forse sono la tela? No, aspetta tela e tessitore sono tutt’uno…ma allora , che cosa sono io?
- Se ti dicessi che sei l’opera, mentirei; se ti dicessi che sei la tela, mentirei; se ti dicessi che vieni prima della tela, mentirei.
- Mi sembra che dipanando questo gomitolo…si trovi solo del filo.
- Un po’ è così.
- Perché non mi aiuti, allora? Smetto di dormire e ti ascolto.
- La noti questa abitudine a separare? Adesso pensi che ci sia qualcuno da aiutare e un altro a cui chiedere aiuto, ma sono entrambi ricami nella tua tela.
- Vuoi dire che ti sto sognando?
- Sto solo dicendo che finché confini te stesso e ti nomini come Osvaldo…sì, è un sogno.
- E io ti dico: svegliami!
- Ma allora è proprio un’abitudine: chi dovrei svegliare?
- Siamo partiti da un video che mi ricordava i sapori dell’India e adesso mi sento un po’ incazzato…aspetta aspetta……. ecco, sì, me l’ hai già detto prima ma è come se solo ora ne facessi esperienza: solo dal momento in cui appare il cameraman appare il video, e per affermare di essere un cameraman dovrei presupporre tutta un’altra serie di divisioni/confini: io/altri uomo/donna nato/non nato….poi siamo andati a ritroso per cercare l’origine di questi confini volendoli varcare come si proponeva il video e ci siamo ritrovati a parlare di essere e non essere, ma abbiamo visto che è una contrapposizione illusoria perché uno implica l’altro e quindi non posso identificarmi con nulla .…
non posso identificarmi con nulla…mi è venuta così, mi piace, è come se fosse un’affermazione su cui… vorrei addormentarmi…come un morbido cuscino;
se non posso identificarmi con nulla, è come se dicessi che sono tutto, che è poi come quando tu dici ‘io sono’ (senza aggiungere predicati).
- Le zanzare mi stanno divorando: che ne dici di farci un giro?
- No, aspetta, mi hai attirato tu in questa trappola…
- Allora, andiamo veloci: l’unica trappola è apparsa perché che hai preso questo ‘tutto’ e lo hai frammentato identificandoti con una parte…
- Sì, mi è stranamente chiaro.
- Andiamo, allora.
- No, aspetta, prima mi hai detto che non ero questo essere totale, infinito eterno, istantaneo o come vuoi indicarlo.
- No; ma riprendiamo un’altra volta, mi stanno letteralmente divorando…
- Certo che non posso essere questo ‘io sono’! Solo dal momento che ‘so di essere’ sono questo ‘io sono’ ma in realtà…
- Segui questa intuizione, andiamo.
- Ehi, aspetta: è importante!
- Vuoi giocare ancora? Le regole le hai imparate e puoi proseguire da solo; ad esempio la domanda successiva è: importante per chi?
- Ma se non sei questo corpo perché ti lamenti delle zanzare?
- Perché non dovrei?
- Però nemmeno le ammazzi: se.. no aspetta intuisco intuisco perché non le ammazzi… anche se mi sta come friggendo il cervello…ah! me l’hai detto prima: è nella natura dell’essere l’amare…ehi, solo a pensarlo mi fa star bene e mi raffredda subito il cervello eh eh.
Ok andiamo pure, non sono più incazzato e non ho nemmeno sonno...per ora mi accontento di questa intuizione: non sono l’essere e nello stesso tempo mi conosco come essere e come essere è nella mia natura amare e amando creo tutto… ma nel momento in cui mi identifico con una creatura così come se mi identifico con l’essere pongo dei confini, separo ecc ecc Cosa ne dici?
- Non lo so.
[pause]
- Sai a che cosa non smetto di pensare da quando stiamo camminando?
Da un lato avverto la serenità quando mi parli di essere ecc ecc e nello stesso tempo mi turba quell’immagine dell’anima come se fosse una ferita che gronda sangue e confini…
- E’ il prezzo della conoscenza eh eh D’altra parte come potresti conoscere te stesso?
Dal momento che appare così… perché lamentarsi? E poi ricordi: nel porre confini, ogni cosa ha in sé anche l’altro…insomma c’è sempre un’altra faccia della medaglia.
-Dimenticavo il tuo sogno: speranza…vediamo: scusami l’imprecisione, ma è un po’ come se attraverso la ferita ci fosse la possibilità di conoscere se stessi e questa è forse anche la speranza per quello che chiamiamo (usando un altro confine) uomo? Verrebbe da dire: inferno chiama paradiso/paradiso chiama inferno.
- Così sembra.
- Ma qual è l’utilità di tutto questo?
- Non ho voglia di rifare la tiritera e di chiederti per Chi sarebbe utile ecc ecc per cui ti dico solo: è del tutto inutile.
- Ma tu lo fai… tu indaghi queste cose…o è solo perché hai visto un video e ti ho fatto delle domande…
- Ricordi poco fa quando ti sei chiuso una mano nella porta? Subito l’altra mano è andata ad aprire la porta, ad abbracciare la mano ferita, a sincerarsi come stesse… ti immagini se prima avesse chiesto: tu sei la destra o la sinistra? Appartieni allo stesso corpo mio? E questo corpo è alto o basso?…….insomma è nella sua natura agire così.
- Sembra una specie di messaggio…sì, un dulcis in fundo….non è da te eh eh eh, anzi, sembra quasi la promozione di un nuovo partito: Aderisci alla tua natura (sottotitolo: oltre i confini) ehe ehehehe!
-eh eh eh !
- Ma senti un po’, come potrei esprimere veramente la mia natura?
- Praticando, praticando, praticando.
- Beh, potresti essere anche un po’ + esplicito.
- Sorridendo: che cosa accade ora? ; sorridendo: amore ; sorridendo: creazione.- Vabbé! mi dirai meglio un’altra volta: per oggi abbiamo s-confinato abbastanza.
giovedì 4 ottobre 2007
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"i Buddha sono chiamati Buddha perché non sono prigionieri delle idee"
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