Lì dove fino a poco prima
non mi ero nemmeno chiesto “dove?”,
a me che fino a poco prima
non mi ero nemmeno chiesto “ a chi?”
all’improvviso apparve un burrone
a cui davo le spalle ed ero sul ciglio
e già antico si rese grasso quello
che Poi e In diversi luoghi avrei espresso come un
lamento: “perché nessuno si interessa a me?”
E capisco l’andare a puttane, il network virtuale,
il nodo alla cravatta dell’avvocato, la cerchia di secondini
e tutte le proiezioni seguite al conficcarsi di quella domanda,
poiché insieme si mostrano il precipizio e la ferita
e la ferita è il nuovo occhio e il nuovo occhio
vuole soltanto un sé.
Forse per le persone che ho incontrato nella vita
o nei libri? Forse gli alberi, un cane o per culo?
Sono saltato. E non ho firmato un’assicurazione.
Tanto era il dolore e tanto di felicità parlavano i saggi.
Librarsi nel burrone, dove tutto sapeva di appiglio
e piacere si alternava a dolore: strana prigione.
Menzogna per menzogna mi decisi:
fino in fondo! e abbracciai la sofferenza.
Il viaggio è stato lungo o solo un attimo?
Lo riassumerei rigirando una moneta:
quando appare una ferita è presente anche la cura.
Scoprivo geni, vecchie foto, neuroni, parole di amici,
discendenti, montagne e mi risvoltai come un calzino:
ciò che sembrava esterno veniva a far parte di me
ed era amabile;
e ciò che appariva come me
era amabile ed era amato ed è amore.
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